Fecondazione eterologa: 5 storie di gioia e dolore - Roba da Donne

Esistono diverse situazioni nelle quali una coppia fatica ad avere un figlio. Le soluzioni in questi casi sono diverse, poiché si può scegliere fra una serie di tecniche di fecondazione assistita, a seconda delle necessità e condizioni. Una possibilità per portare avanti una gravidanza, quando le altre tecniche non hanno funzionato, è la fecondazione eterologa, ossia attraverso l’uso di ovuli di una donatrice e/o spermatozoi di un donatore.

Si tratta di un tipo di fecondazione particolarmente delicato, che presuppone molta preparazione non solo fisica, ma anche psicologica, da parte di entrambi i partner. Il percorso è costellato di speranza e tanta gioia nel realizzare finalmente un desiderio, ma anche di dolore, specialmente quando non va a buon fine. Vediamo allora come funziona la fecondazione eterologa, le leggi in Italia e in Europa, e alcune testimonianze di chi l’ha vissuta.

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Fecondazione eterologa: cos’è?

La fecondazione eterologa è una tecnica di procreazione medicalmente assistita (PMA), che comporta la fecondazione di ovuli di donatrice con spermatozoi del partner della futura gestante o di un donatore, a seconda della scelta e delle possibilità. Una volta che l’ovulo è fecondato, l’embrione viene posto nell’utero rendendo possibile la gravidanza. Viene definita ovodonazione la donazione degli ovociti per la fecondazione eterologa.

Questa tecnica è indicata nelle situazioni in cui è molto difficile o impossibile per una donna portare avanti una gravidanza. Si tratta di infertilità di uno dei due partner, donne in età avanzata, con una storia di poliabortività, senza mestruazioni per diversi motivi, con malattie genetiche o cromosomiche per le quali non possono usare i propri ovuli, sottoposte a chirurgia ovarica, e che non hanno ottenuto una gravidanza da altre tecniche di Fecondazione in Vitro (FIVET).

Fecondazione eterologa in Italia

fecondazione eterologa
Fonte: Web

In Italia la fecondazione eterologa è legittima e possibile grazie alla sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale, che dichiara il “diritto incoercibile delle coppie ad avere figli”. La fecondazione assistita di tipo eterologo era vietata con la legge 40/2004, ritenuta anti-costituzionale dalla sentenza della Corte. L’ovodonazione in Italia è volontaria e gratuita, per evitare il commercio illegale di ovuli.

Tuttavia questo sistema rende difficile trovare donatori, che devono sottoporsi a cure ormonali anche pesanti ed effettuare un’operazione in sala operatoria per l’estrazione di ovuli. La fecondazione eterologa presenta comunque delle limitazioni in Italia: il ricorso alle madri surrogate, la donazione degli embrioni, la fecondazione se uno dei due partner è deceduto, per coppie dello stesso sesso o persone single.

Possono invece accedere a un programma di fecondazione eterologa tutti i maggiorenni sposati o conviventi in modo stabile. La pratica è gratuita o con il pagamento del ticket per le donne riceventi in età potenzialmente fertile, cioè al di sotto dei 43 anni, per un massimo di 3 cicli. Le linee guida non sono ancora uniformi nelle diverse regioni italiane, ma si sta dibattendo a riguardo per creare normative unitarie. In ogni caso l’Istituto Superiore di Sanità fornisce la mappa dettagliata dei centri autorizzati in ogni regione italiana.

Fecondazione eterologa in Europa

Con la sentenza del 2014 l’Italia è rientrata nei parametri europei in tema di fecondazione eterologa. Negli altri Paesi infatti le leggi a riguardo sono sostanzialmente le stesse. La fecondazione di tipo eterologo e l’ovodonazione sono possibili per maggiorenni sposati o in una convivenza stabile, e vigono le stesse limitazioni. Leggermente diversa è la situazione in Gran Bretagna, dove a legge del 1990 consente sia l’inseminazione omologa che eterologa a coppie sposate o conviventi e a donne singole.

Prima che la Corte Costituzionale italiana cancellasse il divieto alla fecondazione eterologa molte persone si rivolgevano all’estero per questa tecnica, e il Paese maggiormente visitato era la Spagna. Oggi, con la possibilità di rimanere in Italia e di alcune agevolazioni con il ticket, il risparmio di stress, fatica e denaro consente di procedere più facilmente alla fecondazione eterologa senza spostarsi in Europa.

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Fecondazione eterologa: testimonianze ed esperienze

Chi decide di intraprendere il percorso di fecondazione assistita, e in particolare eterologa, deve innanzitutto essere estremamente preparato, e soprattutto pronto. La fecondazione eterologa infatti presuppone la partecipazione di un solo genitore dal punto di vista biologico. Questa è una situazione delicata, che necessita della completa preparazione psicologica del padre e della madre.

Per conoscere al meglio questa tecnica è importante innanzitutto rivolgersi a centri e medici specializzati, e fare tutte le domande possibili. Inoltre, online si trovano diverse testimonianze che aiutano meglio a comprendere, dal punto di vista di chi ci è passato, le difficoltà e le gioie di questo tipo di gravidanza. Abbiamo raccolto 5 storie di chi ha avuto esperienza con la fecondazione eterologa.

1. La storia di Sara

La fecondazione eterologa è stata una fortuna per Sara, che ha raccontato la sua esperienza all’Institut Marquès di Barcellona. Il suo sogno di diventare madre ha inizio molto presto, ma preferisce aspettare che il compagno sia pronto a intraprendere questa avventura con lei. Il tempo passa finché Sara scopre di non poter avere figli in modo naturale. La storia con il compagno non funziona, perché le loro priorità sono diverse. Ma Sara non si arrende, e grazie ai medici dell’istituto spagnolo riesce a rimanere incinta.

Ho preso i miei medicinali, ho smesso di fumare, ho iniziato a mangiare sano.

Quando ero pronta, ho chiesto al dottore se poteva farmi vedere gli embrioni. Mi ha mostrato un video dei miei due piccoli. Non posso descrivere come mi sono sentita orgogliosa quando ho visto le immagini sullo schermo.

Per anni avevo combattuto per il mio desiderio di avere un bambino, avevo conosciuto la tristezza per lungo tempo, mi ero quasi arresa all’idea di non diventare mai madre…e adesso ero incinta!

2. Le parole di una figlia nata da fecondazione eterologa

Sul sito Fecondazione Eterologa Italia si trovano diverse esperienze, tra cui quella interessante di una figlia nata da fecondazione eterologa, che aiuta anche a mostrare la prospettiva di chi, in diverse età della vita, viene a conoscenza delle proprie origini.

Io non mi ero mai posta il problema se mio papà fosse il mio padre biologico. Quando i miei genitori hanno deciso di dirmelo non ho avuto nessuna reazione negativa. Sono rimasta molto colpita sul momento, perché si tratta di qualcosa di grosso, ma non ho avuto uno shock o un trauma. Ho solamente detto “potevate dirmelo prima, ero abbastanza matura”.

Ho rivalutato molto la figura di mio padre, che ha scelto di crescermi e amarmi, anche se non avevamo un legame biologico. […] Io penso che ognuno sia il figlio di chi lo cresce, non necessariamente di chi ha legami biologici. Sono a favore di questa tecnica, perché aiuta le persone che non riescono ad avere figli.

3. L’esperienza di Francesca

Su Vanity Fair Francesca racconta in modo positivo la sua esperienza con la fecondazione attraverso ovodonazione. Dopo 3 tentativi senza successo di fecondazione assistita, a 39 anni la qualità dei suoi ovociti non era abbastanza buona per portare avanti una gravidanza. Con il sostegno del marito, è allora ricorsa alla fecondazione eterologa.

Oggi può dirsi soddisfatta e felice del suo bambino, e spiega come sia importante comprendere che, se una donna o una coppia desidera un figlio ed è pronta psicologicamente ad affrontare il percorso di fecondazione riuscirà ad amare il proprio figlio nonostante non abbia un legame biologico.

Tutte le donne sentivano che il bambino era figlio loro. Inoltre tutte hanno dichiarato che l’amore per i loro figli non era influenzato dal fatto che non condividevano un legame genetico. Non è la connessione genetica a causare l’attaccamento.

E a proposito della donatrice e dell’obbligo di anonimato dice

Mio marito ed io le siamo assolutamente grati: ci ha aiutato a coronare il sogno più importante. Da una parte mi piacerebbe conoscerla per poterla ringraziare di persona, ma dall’altra no: non vorrei che un domani si presentasse a casa nostra e rivendicasse qualche diritto nei confronti di mia figlia. L’anonimato, per me, è una garanzia di tutela per il bambino.

4. Dipendenza da fecondazione eterologa: non è solo un successo

La fecondazione eterologa non è stata un successo per tutti coloro che l’hanno provata. Esistono infatti testimonianze che raccontano un calvario faticoso e pesante, dal punto di vista psico-fisico, che non ha portato a nessun risultato positivo. Miriam Zoll ha scritto il libro Cracked Open: Liberty, Fertility, and the Pursuit of High Tech Babie nel quale racconta la sua ossessione per avere un figlio, anche a scapito della relazione con il partner, alimentata dalle tecniche di fertilità come la fecondazione eterologa.

Racconta su Tempi.it

Le cliniche fanno un tipo di marketing che crea l’illusione che i servizi medici saranno gradevoli e tollerabili. Ogni paziente ha una diversa soglia del dolore e nella mia esperienza i trattamenti sono stati invasivi, hanno trasformato la mia vita, fisicamente, emotivamente, sessualmente e spiritualmente. Per molti pazienti la fecondazione assistita ed eterologa è traumatica anche per il fatto che nella grande maggioranza dei casi fallisce: la Società europea della riproduzione e dell’embriologia presenta un tasso percentuale di fallimento globale del 77 per cento.

5. Figli alla ricerca del genitore biologico

Un altro importante aspetto da tenere in considerazione con la fecondazione eterologa è che, una volta conosciuta la propria storia, i figli vogliano scoprire le proprie origini e conoscere i donatori che hanno permesso la loro vita. Un rischio che può essere gestito, ma che può diventare un problema significativo nelle vite di genitori e figli. Su libertaepersona.org sono scritte testimonianze di persone che hanno avuto un’esperienza negativa a riguardo.

Lynn Spencer ad esempio dice

Se la mia vita è lo scopo di altre persone, e non il mio, qual è allora lo scopo della mia vita? Penso che uno degli aspetti più strani di essere figlio di un donatore è la sensazione di sentirsi senza vita, o che in parte io non esistevo. […] Penso che questo fosse dovuto in parte al fatto che, in un certo senso, mi sentivo come se non esistessi perché non sapevo da dove provenisse una metà di me.

Riportate anche le parole di Alana Stewart/Newman nel documentario Anonymous Father’s Day

Ho passato anni della mia infanzia a fantasticare su di lui. Costruivo castelli sulle poche cose che sapevo. Poi ho scoperto che il donatore numero 81 era un professionista affermato, un medico che si definisce credente. Il mio padre biologico.

Sono cresciuta pensando che il mio ruolo nel mondo fosse quello di soddisfare i desideri degli altri a discapito dei miei diritti, come ad esempio avere un padre.

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