Maternità surrogata: cos'è e come funziona la gestazione per altri

Come funziona la maternità surrogata, anche nota come "utero in affitto", cosa comporta e perché in Italia è vietata e perseguita come reato universale

La maternità surrogata è una possibilità relativamente moderna per chi desidera diventare genitore. Sebbene sia scelta da molte coppie, la pratica non è ancora accettata in diversi Paesi — tra cui l’Italia — e suscita ovunque opinioni fortemente contrastanti. Consiste nella possibilità di avere un figlio grazie a una donna che porta avanti la gravidanza per conto dei futuri genitori. Il termine “surrogata” deriva infatti dal latino surrogare, che significa “sostituire” o “mettere al posto di un altro”. L’argomento è ampio e dibattuto ed è quindi necessario fare chiarezza. Scopriamo allora meglio cos’è la maternità surrogata, se è davvero reato e qual è la situazione in Italia.

Cos’è la maternità surrogata: significato

La maternità surrogata, nota anche come gestazione per altri (GPA) o chiamata spesso “utero in affitto“, è un tecnica di procreazione medicalmente assistita con cui una donna porta avanti una gravidanza e partorisce un bambino per conto un’altra persona o coppia (i cosiddetti genitori intenzionali) a cui lo affida subito dopo la nascita, andando così consapevolmente e anticipatamente a rinunciare a ogni diritto legale sul neonato una volta nato. Si tratta quindi di un accordo che viene stipulato in piena consapevolezza e libertà da tutte le parti coinvolte, gestante compresa. Ciononostante, in Italia come in altri Paesi, questo tipo di contratto rimane vietato.

Come funziona la maternità surrogata

Per capire come funziona la maternità surrogata, è necessario innanzitutto identificarne le diverse tipologie esistenti.

  • Gestazionale (o completa): L’embrione viene creato in laboratorio tramite fecondazione in vitro (FIVET) usando i gameti dei genitori intenzionali oppure di donatori esterni. La gestante non ha alcun legame genetico con il bambino.
  • Tradizionale (o diretta): L’ovocito appartiene alla donna che porta avanti la gravidanza, fecondato con lo sperma del padre intenzionale o di un donatore. Questa modalità è oggi quasi del tutto inutilizzata per via dei complessi problemi etici e giuridici legati al legame biologico.

Inoltre la gestazione per altri può essere solidale (ovvero la gestante non riceve alcun compenso per la gravidanza, se non il rimborso delle spese mediche) o commerciale (è previsto un compenso finanziario vero e proprio per la donna che gestisce la gravidanza, regolato da un contratto stipulato tra le parti).

A livello pratico, invece la maternità surrogata è un percorso che inizia con la creazione dell’embrione in laboratorio tramite fecondazione assistita, combinando i gameti (ovuli e spermatozoi) dei genitori intenzionali o di donatori esterni.

Parallelamente si individua la gestante, solitamente attraverso colloqui conoscitivi e verificando il possesso di precisi requisiti, tra cui:

  • un’età giovanile e uno stato di buona salute generale (incluso un indice di massa corporea nella norma);
  • l’assenza di malattie infettive o croniche e di uno storico di aborti;
  • uno stile di vita sano (assenza di alcol, fumo o sostanze stupefacenti);
  • un’idoneità psicologica e un contesto sociale idonei ad affrontare la gravidanza.

Trovata la corrispondenza (il cosiddetto matching), si avvia la preparazione dell’utero materno tramite una terapia farmacologica mirata di circa venti giorni. Infine, il personale medico procede al trasferimento dell’embrione (fresco o precedentemente crioconservato) monitorando attentamente ogni fase successiva secondo protocolli sanitari rigorosi.

La maternità surrogata è reato universale?

La maternità surrogata è una pratica a cui ricorrono molte coppie, sia eterosessuali con problemi di fertilità o patologie severe, sia omogenitoriali. Tuttavia suscita un acceso dibattito etico e politico, culminato in Italia con la sua definizione di “reato universale”.

Sul piano giuridico, la questione è complessa. Nel novembre 2024 l’Italia ha approvato una legge che rende la gestazione per altri punibile anche se commessa all’estero da cittadini italiani. Tuttavia, molti giuristi evidenziano come non si tratti di un reato universale in senso proprio (quale la tortura o il genocidio), poiché la pratica rimane del tutto legale e regolamentata in diversi altri Paesi.

Maternità surrogata in Italia: la legge

In Italia la maternità surrogata è espressamente vietata e sanzionata come reato. Il divieto è stato stabilito dall’articolo 12, comma 6, della Legge n. 40/2004 e, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge n. 169 del 4 novembre 2024 (in vigore dal 3 dicembre 2024), la pratica è perseguibile penalmente anche se la condotta viene compiuta all’estero da un cittadino italiano.

Con questo intervento legislativo, la maternità surrogata è stata qualificata nell’ordinamento italiano come un vero e proprio “reato universale“. Chiunque realizzi, organizzi o pubblicizzi la commercializzazione di gameti, embrioni o la surrogazione di maternità rischia la reclusione da tre mesi a due anni e una sanzione pecuniaria da 600.000 a un milione di euro.

Questo divieto si fonda sulla posizione della giurisprudenza e della Corte Costituzionale italiana, secondo cui la maternità surrogata lede la dignità della donna e la tutela del nascituro. Il principio guida dell’ordinamento italiano sancisce che il corpo umano, la gravidanza e la maternità non possono formare oggetto di contratti o compensi economici, con l’obiettivo di prevenire mercificazioni e forme di sfruttamento, in particolare verso donne in condizioni di vulnerabilità socio-economica

Quanto costa un utero in affitto

Come anticipato, la maternità surrogata può avere alla base un contratto solidale o commerciale. Nel secondo caso, oltre alle spese mediche sostenute dalla gestante, quest’ultima riceve un compenso economico per portare a termine la gravidanza. I costi di un utero in affitto variano a seconda del paese in cui avviene la maternità surrogata, ma possono variare dai dai 35.000€ agli oltre 250.000€. I costi includono che includono:

  • il rimborso o compenso alla gestante, come il supporto mensile per vitto, alloggio, vestiario premaman e indennità per la disponibilità;
  • i trattamenti medici necessari, come le procedure di fecondazione in vitro (FIVET), i farmaci, il monitoraggio clinico e, se si persegue questa strada, anche l’eventuale donazione di gameti (ovociti o spermatozoi);
  • l’assicurazione per le spese di intermediazione per la selezione della gestante e le polizze assicurative sanitarie per coprire la gravidanza e, ovviamente, il parto;
  • le spese legali, ovvero i contratti tra genitori intenzionali e gestante, ma anche le pratiche per l’ottenimento dei documenti del neonato.
La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!