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La brachicefalia: quando la testa del neonato si appiattisce

Nel caso in cui la testa del neonato risulti schiacciata posteriormente, ossia nei casi di brachicefalia, è bene distinguere tra le forme più gravi e quelle posturali per adottare immediatamente le misure correttive più efficaci e non incorrere in conseguenze sia estetiche che funzionali.
brachicefalia craniostenosi

La brachicefalia è la forma più rara di craniostenosi, ossia di tutto quel gruppo di deformazioni craniche che possono interessare i neonati dalla nascita e fino al primo anno di vita.

Con il termine brachicefalia, in particolare, si indica una deformazione cranica che interessa simmetricamente tutta la parte posteriore, che risulta schiacciata su entrambi i lati in egual misura. Lo schiacciamento posteriore viene compensato con una deformazione di tutta la testa, che risulta più corta del normale e più larga che lunga.

Tutta la parte posteriore della testa risulta verticale, segnando una sorta di continuità dal collo fino alla sommità del cranio. Una delle forme di craniostenosi più comuni è invece la plagiocefalia, che è differente dalla brachicefalia:

Le cause della brachicefalia

Come per le altre malformazioni craniche, o craniostenosi, anche la brachicefalia è caratterizzata da una chiusura precoce delle suture craniche, ossia di quegli spazi che esistono tra le varie ossa craniche. Non si tratta di spazi di contatto, ma di spazi di accrescimento, che permettono al cranio di espandersi e lasciar spazio al cervello che cresce molto velocemente soprattutto nei primi due anni di vita.

Per quel che riguarda i casi meno gravi, quelli che vengono denominati brachicefalia posturale, ossia quando la deformazione derivano solamente dal mantenere a lungo una posizione, la causa è il numero di ore complessive che il neonato trascorre appoggiato sulla parte posteriore della testa, soprattutto per dormire.

Come si può risolvere la brachicefalia

Nei casi più gravi, valutabili solamente da una equipe di esperti, è necessario intervenire chirurgicamente già nei primi mesi del bambino. Il primo intervento chirurgico consiste nel posizionamento di distrattori ossei, che hanno il duplice scopo di aumentare lo spazio intracranico e di diminuire la verticalità della parte posteriore della testa. Il secondo intervento, invece, serve a rimuovere i distrattori e, se necessario, ad aumentare anche lo spazio frontale del cranio.

Nei casi meno gravi di brachicefalia, nella brachicefalia posturale e come, ad esempio, nel trattamento della plagiocefalia, può essere utile l’intervento di un osteopata specializzato oppure l’adozione di un caschetto appositamente creato allo scopo di guidare il cranio a raggiungere la giusta simmetria.

Esistono anche dei cuscinetti fatti a ciambella che permettono al bambino di dormire supino, come deve essere per prevenire il rischio di SIDS, ossia la morte improvvisa in culla, senza però insistere con tutto il peso della testa sulla parte posteriore del cranio.

Quando la brachicefalia posturale è di lieve entità, è la crescita stessa del neonato a ridurne la deformità. Con il passare dei mesi il neonato riesce ad assumere diverse posizioni, non passa più la maggior parte della giornata in posizione supina a dormire e le ossa del cranio ritrovano la loro simmetria.

Le possibili conseguenze della brachicefalia

Le prime, e più evidenti conseguenze, sono sull’estetica, che possono diventare nel corso della crescita e soprattutto nell’adolescenza caratteristiche impattanti anche sull’aspetto psicologico e sull’autostima. Se da una parte è vero che ognuno ha diritto ad essere ciò che è, comprese le caratteristiche fisiche, è pur vero che alcune particolari tratti possono dar luogo a scherno tra i coetanei e peggiorare la qualità della vita.

In particolare, lo schiacciamento posteriore del cranio può ripercuotersi sulla parte frontale del viso, evidenziando anche una protrusione degli occhi poiché i bulbi oculari non trovano il loro naturale spazio all’interno del cranio.

Nei casi più gravi, se le suture craniche si chiudono completamente impedendo alla scatola cranica di crescere, la pressione intracranica aumenta e, se non trattata, può provocare conseguenze sul piano cognitivo e motorio proprio perché al cervello viene impedito di crescere per mancanza di spazio. Per questo, in queste circostanze, è bene intervenire con la chirurgia quanto prima.

Sarà comunque sempre l’attenta osservazione del pediatra a indicare se si è di fronte a un caso di brachicefalia, quanto questa sia grave e quali sono i comportamenti migliori da attuare per evitare conseguenze sullo sviluppo del bambino.

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