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Craniostenosi: cause e tipologie delle malformazioni della testa del neonato

La craniostenosi è una malattia che colpisce il neonato nel primo anno di vita e che può causare malformazione della scatola cranica e deficit cognitivo. Vediamo insieme come può essere curata.

La craniostenosi è una malformazione della struttura ossea cranica del neonato. I sintomi sono diversi e ben riconoscibili, tuttavia è necessario un esame clinico che possa confermare tale condizione patologica.

Le craniostenosi possono avere origini diverse e possono essere associate a malattie di vario genere. Scopriamo insieme di cosa si tratta, quali sono le sue conseguenze e come si può risolvere.

Cos’è la craniostenosi e quali sono i suoi sintomi

La craniostenosi è una malformazione della conformazione cranica e facciale del neonato. Alcune sono riconoscibili fin dalla nascita, altre hanno bisogno di diversi mesi per manifestarsi. In ogni caso le craniostenosi sono visibili entro l’anno di vita.

I sintomi visibili sono, oltre a una netta asimmetria della scatola cranica, uno sperone osseo palpabile e una chiusura precoce della fontanella anteriore, che solitamente avviene intorno al compimento del primo anno di vita.

Per confermare i sintomi e diagnosticare una tra le diverse varianti della malattia è necessario un esame clinico e una TC (ovvero una tomografia computerizzata) del cranio, preferibilmente con ricostruzioni tridimensionali.

Craniostenosi nei neonati
Fonte: web

Le cause della craniostenosi

La causa principale della craniostenosi si ritrova nelle suture craniche del neonato. Al momento della nascita, in ogni bambino, le ossa del cranio non sono saldate tra loro ma sono unite da un tessuto cartilagineo chiamato sutura. Questo perché durante la crescita cerebrale il tessuto cartilagineo possa permettere al cranio di espandersi all’occorrenza e in modo simmetrico.

Diversamente, nel caso di craniostenosi, una di queste suture si è ossificata troppo velocemente, così da costringere la crescita cerebrale solo dove non trova strutture già solidificate. Di conseguenza, la scatola cranica cresce in modo asimmetrico, generando visibili deformità.

Le diverse tipologie di craniostenosi

Già nell’incipit dell’articolo abbiamo detto che sono diverse le tipologie di craniostenosi a cui un bambino può andare incontro. Per questo, prima di tutto è bene fare una grande divisione all’interno del gruppo. Alcune craniostenosi possono essere associate a sindromi polimalformative e malattie genetiche molto complicate, come possono essere la Sindrome di Apert o la Sindrome di Crouzon.

Altre craniostenosi invece non sono associate a malattie complesse e non determinano problemi allo sviluppo neurologico e sistemico del neonato. In questo caso la malattia si manifesta in modo saltuario e in diverse varianti, le più comuni sono: scafocefalia, plagiocefalia, trigonocefalia, brachicefalia.

Le conseguenze provocate da tale condizione

Come dicevamo precedentemente, le suture craniche che solidificano troppo velocemente, costringono a uno sviluppo del cranio in uno spazio non sufficiente. Le conseguenze di questo possono essere più o meno gravi: deficit cognitivi, alterazioni facciali permanenti a carico degli occhi e un basso quoziente intellettivo.

Craniostenosi: intervento
Fonte: web

Craniostenosi: l’intervento chirurgico necessario

Per curare la craniostenosi si effettua un intervento chirurgico, che può essere modificato a seconda della variante della malattia di cui il bambino è affetto. L’intervento prevede la rimozione di alcuni parti delle ossa craniche e di conseguenza il rimodellamento e la ricomposizione di queste ultime, utilizzando microviti e microplacche di titanio.

In preparazione a questo intervento è possibile che la struttura ospitante richieda una donazione di sangue, vista l’immediatezza necessaria, da parte di un genitore o di un familiare compatibile. Le trasfusioni di sangue sono spesso indispensabili durante questo tipo di intervento.

Gli esperti dell’Ospedale San Raffaele, nel documento dedicato alla craniostenosi, lo stesso al quale ci siamo affidati per trattare in modo attento questa malattia, sostengono che l’intervento più frequente richieda un team neurochirurgico-maxillo-facciale e che per garantire i migliori risultati estetici sia preferibile intervenire entro l’anno di vita.

Sempre secondo tale documento il ricovero postoperatorio dovrebbe durare circa una settimana; la durata potrà comunque variare a seconda di ogni caso specifico. Dopodiché saranno calendarizzati controlli ambulatoriali dopo un mese, dopo tre e dopo sei dall’intervento. Infine, una TC, tomografia computerizzata, del cranio con ricostruzioni tridimensionali controllerà la corretta ricomposizione del cranio.

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