Nel momento in cui si scopre una gravidanza, il primo pensiero che passa nella testa di future mamme e papà è certamente “l’importante è che sia sano/a”.

Tuttavia, è anche piuttosto normale cominciare a fantasticare e a parlare circa il sesso del nascituro: al di là dell’innegabile importanza del mettere al mondo un neonato sano, infatti, è tutt’altro che raro avere una sorta di “sesso preferito”. Quindi, se siete in attesa e state pensando a quanto vi piacerebbe avere un maschio o una femmina, sappiate che non c’è nulla di anormale o di egoista in voi.

Così come non è anormale o egoista provare la cosiddetta “delusione di genere” nel momento della scoperta del sesso, ovvero una sorta di disappunto nell’apprendere che il bebè che portiamo in grembo sia di un sesso diverso rispetto a quello che desideravamo.

Piccolo inciso: anche se viene comunemente chiamata delusione di genere, sarebbe più indicato definirla delusione di sesso, perché è a questo che ci stiamo riferendo, il sesso di nascita, che è maschile o femminile, mentre il genere, come sappiamo,  può non corrispondere con il sesso biologico.

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Detto ciò, molte mamme e papà provano un forte senso di colpa nell’avere la delusione di genere, ma il fenomeno è più comune di quanto si possa pensare; al punto che l’autrice Katherine Asbery ha scritto un libro in proposito, Sogni alterati: vivere con la delusione di genere, in cui racconta la propria esperienza e dispensa consigli su come superare il momento, liberandosi anche dalla paura del giudizio altrui che spesso porta i genitori a negare tali sentimenti o a soffocarli.

Per quanto la delusione di genere possa infatti portare a conseguenze importanti, come uno sentirsi “scollegate” dalla gravidanza, rabbia, o persino stati depressivi, a livello sociale dire chiaramente di non essere contente/i del sesso del nascituro è qualcosa di praticamente inaccettabile.

Eppure, come detto la delusione di genere è anche piuttosto comune, per una serie di fattori, fra cui possiamo includere:

  • le preferenze personali: molte persone sognano fin dalla giovane età di avere un figlio o una figlia.
  • il contesto culturale: in alcuni Paesi esiste ancora la convinzione che mettere al mondo un figlio maschio dia più prestigio alla famiglia.
  • il contesto sociale: siamo tutti immersi in stereotipi di genere secondo cui a un figlio maschio si insegna a giocare a calcio, mentre alle femmine si fanno pettinature carine. In realtà questa concezione dualistica così netta e marcata dovrebbe essere superata, per permettere a un figlio o a una figlia di crescere liberi da cliché di genere e, soprattutto, seguendo le loro inclinazioni, qualunque esse siano.
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Essere delusi dal genere del nascituro dovrebbe quindi farci sentire cattivi genitori? Assolutamente no. Soprattutto perché, come spiega la dottoressa Diane Ross Glazer, psicoterapista del Providence Tarzana Medical Center in California, questo sentimento di disappunto non è duraturo.

La delusione per il genere solitamente dura solo fino alla nascita del bambino, quando finalmente vi incontrate. Infatti l’ossitocina, il potente ormone che il tuo cervello rilascia durante il parto, ti aiuta a innamorarti di tuo figlio.

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