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"Due cuori e una capanna bastano o per metter su famiglia bisogna fare i conti?"

Mettere al mondo dei figli implica un cambiamento radicale, anche economicamente. Ma il detto "due cuori e una capanna" vale anche con dei bambini di mezzo?

Siamo vittime di una società in cui fare figli diventa sempre più complicato, difatti nel nostro paese la percentuale di nascite, da qualche anno a questa parte, è sempre più in calo. C’è chi un figlio non lo vuole, chi non lo può avere, ma è anche un dato di fatto che molte persone che rinunciano a diventare genitore lo fanno anche per un fattore economico.

Come a dire: in assenza di lavoro e soldi… niente figli.

Eppure non vale per tutti. E c’è chi fa più di due figli, nonostante non abbia un lavoro fisso, un’entrata sicura e uno stipendio sconfinato. Si dice che per vivere basti l’essenziale e tanto amore. Ma vale anche quando ci sono dei figli di mezzo? La domanda insomma è: bastano due cuori e una capanna per mettere al mondo dei bambini? O avere figli, oramai, è diventato quasi un lusso?

Un figlio costa, specialmente in un Paese in cui si è sommersi da tasse, contributi e disonestà. Dal momento in cui si concepisce un bambino, il denaro inizia a svanire lentamente. Perché un figlio ha bisogno di prodotti studiati appositamente per il suo tipo di pelle, di un lettino tutto per lui, di una navicella, di un passeggino e di un seggiolone. Ha bisogno di nutrirsi del suo cibo, di medicine nel caso in cui prenda anche una semplice influenza e di controlli medici, cui segue la lista della spesa per la farmacia. E poi il nido, l’asilo…

Soldi e ancora soldi. E i soldi sono spesso tra i motivi più frequenti per cui una famiglia si divide. Già, perché molte famiglie devono farsi quotidianamente i conti in tasca e, spesso, ciò è fonte di stress, preoccupazione e litigi. Non arrivare a fine mese, sacrificarsi di continuo solo per dare il meglio al proprio bambino o, almeno, per non fargli mancare mai l’essenziale, rinunciare alle vacanze, vivere costantemente con la paura di ricevere bollette dai prezzi spropositati: ecco cosa fanno molte famiglie di oggi, che non vivono ma sopravvivono. 

Chi ha i soldi ha sicuramente meno problemi, anche emotivi, da affrontare. La retta dell’asilo non è un problema, non si preoccupa di quanto costano un paio di scarpe per il suo bambino e neppure per la festa di compleanno del bambino, che sarà indimenticabile. Può vivere tranquillamente, viaggiare quanto vuole e organizzarsi anche all’ultimo minuto. 

Ma se prima le famiglie erano formate da 10 bambini e a lavorare era solo il padre!

Dicono alcuni. Alla gente, forse, non è ben chiaro che “prima” è un’epoca ormai lontana. Un’epoca completamente differente da quella in cui viviamo ora. Un’epoca in cui sì, si è cresciuti a pane e acqua e anche il lavoro minorile non era un problema: ma non è il mondo in cui viviamo oggi. Oggi servono soldi per vivere, non basta una sola capanna. E “se a tavola ci mangiano in quattro, non è sempre vero che ci possono mangiare anche in cinque”. 

È anche vero che è triste dover rinunciare a mettere al mondo un figlio solo perché lo stipendio è basso e il lavoro non è assicurato. Lo Stato permette di godere dei privilegi e dei bonus che possono aiutare economicamente, ma non si può di certo campare solo di bonus.

Esistono famiglie, molte per la verità, che scelgono di avere figli, nonostante i conti non sempre tornino. Alcuni riescono nell’impresa di farli tornare senza perdere in gioia. Perché se è vero che i soldi servono, è anche vero che oggi reputiamo quasi come essenziali cose che, di fatto, non lo sono di certo. E così vivono bene comunque, vivono sereni e a tavola non manca mai del cibo. Ma per affrontare una vita colma di difficoltà economiche serve coraggio. E tanta forza. E non tutti ce la fanno, senza perdere in amore.

Esiste l’arte del risparmio, dicevamo, e molte coppie se la cavano anche molto bene: sicuramente un bambino non nota se una festa è organizzata da un event planner o se il tavolo allestito è arrangiato con quello che c’è e dolci fatti in casa.

Così come è indubbio che a un bambino, specie se piccolo, basta l’essenziale, l’amore dei genitori e una famiglia serena.
Ma più diventerà grande, più è probabile che capisca, come lo sappiamo bene noi adulti, che la favola bella del “basta l’amore” non è quasi mai vera e che la dignità di una persona e di una famiglia passano anche per un lavoro e uno stipendio equi, che tutti dovremmo poter avere il diritto di guadagnare, per noi e per i nostri figli.

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