Essere madre non dovrebbe mai significare rinunciare ai propri interessi e annullarsi come persona. Ecco perché il sacrificio delle mamme fa male anche ai figli.

Una madre è spesso spinta dalla società a mettersi in secondo piano rispetto ai figli. Come racconta Joyce Shulman, collaboratrice dell’Huffington Post, “Quando ho avuto un bambino non avevo idea di vivere in una società che esaltava la Mamma Martire. Mio marito mi ha consigliato di partire e prendermi una settimana lontano da mio figlio, che sarebbe rimasto a casa con lui. Più tardi ho dovuto sopportare commenti come “oh, non potrei mai lasciare il mio bambino, ma come hai fatto?” o “Tuo marito deve essere un santo!”.

Il sito web dedicato ai genitori Macaroni Kid ha intervistato più di 8.500 mamme e ha constatato che il 90,4% delle mamme si prende più cura della famiglia che della propria persona, mentre il 25% ha ammesso di non aver fatto nulla solo per se stessa in oltre un anno.

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“Lavoriamo in casa, fuori casa e praticamente tutto il tempo. Siamo esauste. Eppure indossiamo la nostra stanchezza come un distintivo d’onore”, ha dichiarato Shulman.

Il sacrificio delle mamme fa male anche ai figli

Le mamme “martiri” fanno per i loro figli cose che dovrebbero lasciar fare a loro. E fanno queste cose principalmente per paura e ansia, non per dedizione.

Sacrificarsi continuamente per i propri figli non porta niente di buono, né per la madre né per il bambino. È significativo il fatto che, in una famiglia, le donne hanno più del doppio delle probabilità di diventare depresse rispetto agli uomini. Questo stato depressivo ha un impatto negativo anche sui figli.

Tra le più grandi paure di un genitore martire c’è quella di veder fallire il proprio bambino e vederlo in difficoltà o a disagio nelle attività quotidiane. La reazione del genitore martire a queste paure è quella di adattare l’ambiente del bambino, piuttosto che insegnare a quest’ultimo a far fronte alla avversità della vita. Questo, a lungo andare, può indurre il bambino a sviluppare un senso di impotenza.

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Questo atteggiamento può oltretutto impedire al bambino di sviluppare capacità di coping, essenziali nella vita adulta. Solo quando è lasciato solo di fronte alle difficoltà il bambino può capire come far fronte a ognuna di esse.

Inoltre, più il genitore martire abbassa le aspettative su ciò che può fare il figlio e lo protegge dallo stress, più il bambino riceve il messaggio implicito che il genitore non ha fiducia in lui e lo ritiene un incompetente. Questo può impedirgli di sviluppare la giusta autostima. Ecco perché è fondamentale lasciare che i figli crescano liberi di fare le loro esperienze, imparando dai propri errori e affermandosi come membri indipendenti della società.

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