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Muore 10 giorni dopo aver partorito in casa

Una giovane mamma sarda muore 10 giorno dopo aver dato alla luce il terzo figlio in casa. Non possiamo giudicare la scelta, solo cercare di capire cosa è successo e qual è la posizione di associazioni ed enti a proposito del parto casalingo.

È una storia davvero drammatica, quella raccolta dall’Unione Sarda, di quelle che speri di non sentire mai e che, quando accadono, ti colpiscono come un pugno in piena faccia. È la storia di una giovane mamma, Erica Collu, morta aver dato alla luce il suo terzo bambino.

Per questa trentacinquenne di San Sperate, nel cagliaritano, la scelta era stata di far nascere il figlio a casa; la donna faceva anche parte dell’associazione Tenda Rossa, volta proprio a promuovere l’assistenza della maternità a domicilio. Purtroppo, per lei le cose sono però volte al peggio, con la sua situazione che ha iniziato a peggiorare immediatamente dopo il parto, la donna ha iniziato a sentirsi male e dopo pochi giorni non riusciva a mangiare e bere. Il marito, disperato, ha chiamato il 118. Trasportata d’urgenza, in condizioni gravissime, nel reparto di rianimazione dell’ospedale Brotzu del capoluogo sardo, Erica si è arresa, morendo dieci giorno dopo aver fatto nascere il terzogenito.

Erica Collu, la mamma morta dopo il parto in casa (Fonte: Corriere.it)

Nei primi istanti si è pensato a un’embolia – ha spiegato, in una testimonianza riportata anche da Vanity Fair, il responsabile del Pronto Soccorso del Brotzu, Alberto Arru – una cosa che può capitare dopo il parto. Ma poi si è ipotizzata una sepsi“.

Un’infezione generalizzata, insomma, ipotesi che sembra senz’altro quella più accreditata, anche leggendo le versioni di molti media che parlano di setticemia o di choc settico.

Per questo, pur non essendoci attualmente potenziali indagati connessi con la morte di Erica, il sostituto procuratore di Cagliari, Enrico Lussu, ha disposto l’apertura di un’inchiesta per chiarire eventuali responsabilità del decesso, sollecitando il medico legale impegnato nell’autopsia a valutare quanto già verificato dai sanitari dell’ospedale dopo la morte; soprattutto si cercherà di chiarire se l’assistenza ricevuta da Erica durante il parto nella sua casa di San Sperate sia stata sufficiente.

Certo, sarebbe facile puntare il dito contro la scelta della donna di voler partorire in casa, ma l’intimità di tale decisione merita il dovuto rispetto, alla luce anche di quanto sia accaduto subito dopo la nascita del bambino; quella del parto in casa resta un’usanza diffusa in molti paesi del mondo, e, dopo tutto, non è una situazione tanto lontana nel tempo anche rispetto alla nostra stessa società, dove la nascita in casa era prassi abituale fino a cinquant’anni fa circa.

Assolutamente lontane dal giudicare quella che rimane una scelta del tutto personale, e portata avanti in ragione di convinzioni specifiche, manifestate anche attraverso l’appartenenza a La Tenda Rossa, che promuove il parto fisiologico e non medicalizzato a domicilio organizzando anche incontri a tema “per onorare la ciclicità femminile e tutti i passaggi importanti della vita di una donna” (come recita la pagina Facebook dell’associazione), possiamo solo cercare di fare il punto della situazione attraverso dati, numeri, e attraverso quello che è il parere, a riguardo, di enti decisamente più appropriati di noi per parlare di questo.

La situazione dei parti in casa, in Italia e nel mondo

Fonte: web

Secondo i dati riportati da Vanity Fair, nel 2015 si sono contati 500 parti in casa in Italia, a fronte, ad esempio, dei numeri che arrivano dai Paesi Bassi, dove i parti in casa rappresentano il 25% del totale, il più alto tasso in Europa. L’Italia resta invece all’ultimo posto rispetto alla scelta del parto casalingo, che invece non è prassi così inusuale in altri paesi, come la Germania. Nel dicembre 2014, persino il National Institute for Health and Care Excellence, l’istituto inglese che detta le regole per il raggiungimento dell’eccellenza in tema di salute e cure mediche, ha pubblicato un documento, Intrapartum care: care of healthy women and their babies during childbirth, sostenendo che le donne con una gravidanza fisiologica dovrebbero prediligere il parto in casa, o presso i centri nascita, non negli ospedali. Alla base di questo assunto, ci sarebbero le testimonianze delle donne che, dando luce ai figli in ambito extraospedaliero, subiscono un numero minore di interventi medici come episiotomia, taglio cesareo, parti operativi con ventosa, incorrono in minori rischi di infezioni e non portano evidenze di rischi maggiori rispetto alle partorienti che si rivolgono agli ospedali.

Di diverso avviso è, però, la Società Italiana di neonatologia.

Cosa ne pensa la Società Italiana di neonatologia

La Società Italiana di neonatologia sconsiglia il parto a casa, ritenendolo pericoloso per la salute di mamma e bambino, dato che non sarebbero “garantite le misure di sicurezza necessarie in caso di problemi che possono subentrare“, come cita Vanity Fair. Sono solo parzialmente d’accordo l’Associazione nazionale Ostetriche parto a domicilio e casa maternità, e Nascere in casa, che non escludono del tutto l’opzione, purché eseguita con certi criteri. Secondo la prima, è fondamentale che la donna  non presenti patologie, che scelga un’ostetrica formata che segua costantemente il parto, ed è necessario poter raggiungere facilmente una struttura attrezzata per le emergenze.

L’80% delle donne – ribadisce anche l’ostetrica Marta Campiotti, presidente del coordinamento nazionale di Nascere in casa – potrebbe partorire a casa propria, con un’assistenza specializzata. Ma è un percorso che deve cominciare in tempo, non una scelta dell’ultimo minuto“.

In effetti alcune regioni italiane si sono mosse in tal senso, garantendo un rimborso per le spese relative all’ostetrica per le donne che scelgono di partorire in casa propria: Piemonte, Emilia Romagna, Marche, Lazio e Trentino Alto Adige hanno promosso questa direzione, sostenendo che il parto a domicilio, con l’assistenza opportuna, rappresenti un notevole risparmio economico rispetto ai costi legati all’ospedalizzazione.

Nel frattempo, La Tenda Rossa Sardegna ha pubblicato sulla propria pagina un post teso a invitare soprattutto a riflettere, al di là delle singole posizioni individuali, sull’episodio di Erica, restando lontani da facili strumentalizzazioni.

In fondo, in qualunque modo la si pensi, siamo di fronte a un bambino venuto al mondo che non conoscerà mai la sua mamma.

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