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Sindrome di Medea: quando la madre distrugge i figli per vendicarsi del padre

La sindrome di Medea è un fenomeno complesso, che i greci illustrarono attraverso il mito: ecco di che cosa si tratta.
Sindrome di Medea

In Grecia sono nate l’astronomia, la filosofia e la democrazia. E in un certo senso anche la psicologia: i fenomeni umani venivano spiegati dai greci attraverso il mito, e in effetti è nell’Ellade antica che si trattò per la prima volta di sindrome di Medea.

O meglio, la mitologia greca ci tramanda le vicende immaginarie di Medea, che la psicologia – come avviene per esempio nel complesso di Edipo o in quello di Elettra – ha utilizzato per spiegare e studiare un fenomeno ben preciso. Ecco di cosa si tratta.

Il mito di Medea

Sindrome di Medea
Fonte: Anselm Feuerbach

Nelle diverse opere della Grecia Antica, ma anche della latinità, che riportano il mito di Medea, la donna viene descritta come una maga feroce e senza scrupoli che, per amore di Giasone, organizza una serie di inganni cruenti, ricorrendo spesso alle proprie arti magiche. Il marito Giasone però, come spesso accade in mitologia, decide di abbandonarla per sposare un’altra donna, la figlia di un re, e ottenere il trono.

Così, Medea fa ricorso ancora una volta alla propria malvagità, stavolta però indirizzandola nei confronti del marito: avvelena un abito e lo invia alla rivale in amore – che muore – e poi fugge via sul carro del Sole, ma non prima di aver rivelato (o mostrato, secondo le diverse opere) a Giasone di aver ucciso la propria prole.

Cos’è la sindrome di Medea

Come riporta il sito MenteSociale, la sindrome di Medea – chiamata anche complesso di Medea – viene attribuita a chi commette un infanticidio in una situazione conflittuale con un coniuge, come per esempio il periodo tra una separazione e un divorzio.

In altre parole si fa del male ai figli in modo da provocare dolore al coniuge. I figli sono quindi uno strumento di potere e non viene fatto male a questi soltanto uccidendoli: questi bambini possono essere vittime di reiterati abusi fisici e psicologici. Tanto che a questa sindrome ne vengono associate altre simili come la sindrome di Munchhausen per procura.

Da un punto di vista psicologico – si legge sul sito – nel momento dell’uccisione del figlio, la madre raggiunge l’apice del delirio di onnipotenza (tipico delle crisi psicotiche) e si autonomina giudice di vita e di morte.

Cause della sindrome di Medea

Tra le cause principali della sindrome di Medea c’è il bisogno eccessivo di esercitare il proprio controllo sull’altro. Gli psicologi individuano cause differenti per gli uomini e per le donne. Le donne sono mosse dal bisogno di sentirsi esclusiva e unica.

Non mancano per loro i retaggi sociali: tra le cause della sindrome ci sono anche la paura di perdere il proprio ruolo sociale, in quanto, secondo il senso comune, maternità e femminilità vanno a braccetto (ma naturalmente si tratta di una generalizzazione assolutamente non vera per tutte). Anche gli uomini possono essere colpiti da questa sindrome, ma, nel loro caso, sono mossi unicamente da vendetta.

Riconoscere e affrontare la sindrome di Medea

Sindrome di Medea
Fonte: John William Waterhouse

Si possono verificare due casi: che la persona colpita dal complesso di Medea riconosca di averlo oppure che un conoscente ravvisi i sintomi in un’altra persona. Posto che la psicanalisi funziona se la persona che è affetta da un determinato disturbo riconosca di averlo e chieda aiuto, si possono verificare diversi scenari. Può essere che la “Medea” si accorga di esercitare violenza fisica o psicologica sui propri figli: in questo caso, dovrà essere avviata a un lungo percorso di analisi. È possibile che questo possa comportare, per un periodo più o meno lungo, una separazione dalla prole.

Ravvisare i sintomi del complesso di Medea in un’altra persona può non essere semplice. Se gli abusi compiuti sui figli sono fisici, lividi e ferite potrebbero essere visibili, ma non sempre. Bisogna fare caso ad altri dettagli relativi al comportamento dei bambini, che potrebbe essere fuori dall’ordinario: bambini straordinariamente apatici, taciturni o timorosi, in maniera innaturale, potrebbero aver subito degli abusi.

Se avete dei fondati sospetti – che però non siano inutili allarmismi – chiedete consiglio a uno psicologo su come muovervi: se non fate nulla, potrebbero esserci possibilità di arrivare a un tragico epilogo.

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