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Fecondazione in vitro: cos'è e come si fa?

Le coppie che non riescono ad avere figli in modo naturale possono ricorrere alla fecondazione in vitro per appagare il proprio desiderio di diventare genitori. In cosa consiste la FIVET e cosa dice la legge italiana in proposito?
Fecondazione in vitro: cos’è e come si fa?
(Foto: Web)

La fecondazione in vitro, conosciuta anche con l’acronimo FIVET o IVF, è un processo di fecondazione assistita a cui oggi molte coppie decidono di sottoporsi per poter procreare e diventare genitori.

Molti sono i dibattiti etici in merito all’uso o meno di tale tecnica per avere bambini, ma in cosa consiste e qual è la legislazione che governa tale procedura attualmente?

In che cosa consiste la fecondazione in vitro?

(Foto: Web)
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La fecondazione in vitro è una tecnica di procreazione assistita molto usata oggi da chi non riesce ad avere bambini in modo naturale. Attraverso essa si prelevano dalle ovaie della donna gli ovuli necessari per produrre embrioni in laboratorio usando il seme del proprio partner. Tale tecnica risulta utile alle coppie che vogliono avere figli, ma che non possono in maniera naturale per colpa delle tube ostruite o per problemi di endometriosi o perché gli spermatozoi del partner non sono di qualità.

La fecondazione assistita consiste, quindi, in un vero e proprio processo che dura dai quindici ai venti giorni e che vede principalmente la donna coinvolta nell’assunzione di farmaci tramite iniezioni intramuscolari o sottocutanee che servono  a stimolare lo sviluppo dei follicoli.

Sottoporsi alla fecondazione in vitro non significa dover rinunciare a svolgere le normali attività quotidiane o astenersi dal lavoro: la donna può tranquillamente continuare la propria routine quotidiana presentandosi alle visite previste dalla procedura. Il prelievo degli ovociti viene effettuato per via vaginale e in anestesia locale, per cui non sussiste alcun pericolo che tale procedura lasci cicatrici o che si riveli dolorosa per la donna.

Fecondazione in vitro: quando

Fecondazione in vitro: cos’è e come si fa?
(Foto: Web)

Come accennato, le coppie che desiderano avere figli ma che non riescono ad averli in modo naturale, possono ricorrere alla fecondazione in vitro. Per esempio, in caso di sterilità di uno dei due partner la fecondazione assistita rappresenta l’unica possibilità per la donna di restare incinta.

In genere, dopo circa un anno che la coppia tenta di avere figli senza però ottenere i risultati sperati, può decidere che è giunto il momento di farvi ricorso. Naturalmente prima di iniziare l’iter previsto e di sottoporsi al trattamento, la coppia dovrà effettuare i dovuti accertamenti e analisi per capire i motivi per cui non si riesce ad avere figli in modo naturale. I primi esami che il medico prescrive sono lo smermiogramma per l’uomo e la conta ovarica per la donna, quindi in base ai risultati ottenuti, il medico prescriverà altri e più specifici test.

Quindi, una volta verificato che sussistono effettivamente le condizioni per ricorrere alla fecondazione assistita, si inizia la procedura: vengono somministrati prima gli ormoni alla donna per favorire la fecondazione naturale. Nel caso in cui tale metodo dovesse risultare fallimentare, si ricorre all’inseminazione intrauterina, quindi a quella intratubarica, infine alla FIVET.

Le fasi della fecondazione in vitro

(Foto: Web)
(Foto: Web)

Poiché la fecondazione in vitro si basa essenzialmente sulla raccolta degli ovociti e sulla loro fecondazione in laboratorio, in vitro appunto, usando gli spermatozoi del partner, è possibile parlare di fasi di cui tale procedimento si compone.

Dapprima si ricorre a farmaci per stimolare la produzione di ovuli nella donna, questo perché la iper-ovulazione permette di ottenere maggiori possibilità di concepimento. Questa prima fase viene monitorata facendo sottoporre la donna a ecografie transvaginali e a esami di controllo dell’estradiolo nel sangue.

Nel momento in cui i follicoli sono maturi, si decide di effettuare il prelievo degli ovuli. In questa fase bisogna prestare attenzione proprio al numero di follicoli perché, se l’ecografia dovesse attestarne una quantità eccessiva, potrebbero sussistere le condizioni che causerebbero una iperstimolazione ovarica che provocherebbe un accumulo di liquido nell’addome, disturbi e dolori addominali, o un eccessivo aumento delle dimensioni delle ovaie.

Nel momento in cui si ottiene il giusto numero e la maturazione dei follicoli, il medico procede alla loro aspirazione attraverso un ago. Si tratta di un’operazione delicata in cui sarà guidato dall’ecografia, che permette di verificare che il prelievo stia avvenendo nella norma. Il prelievo degli ovociti, infatti, è un vero e proprio intervento per il quale la donna viene sottoposta anche ad anestesia locale, in modo che possa avvertire meno dolore possibile. Si tratta di una breve operazione dopo la quale la paziente può essere dimessa e tornare a casa.

Appena prelevato, il liquido follicolare sarà inviato al laboratorio: qui verranno isolati gli ovociti e ne sarà verificata qualità e maturità. Come detto, gli ovuli saranno fecondati in vitro dal seme del proprio partner, un’unione che avverrà all’interno di una capsula oppure è possibile inserire gli spermatozoi direttamente nell’ovulo.

Dopo tale passaggio, bisognerà attendere dalle sedici alle venti ore per verificare e contare il numero di ovuli che sono stati fecondati: in genere, sette ovuli su dieci daranno il via allo sviluppo dell’embrione. Non appena gli embrioni si saranno sviluppati, saranno integrati nuovamente nell’utero della donna e per farlo i medici utilizzeranno una sottile cannula di plastica atta a favorire il passaggio degli embrioni nell’utero.

Naturalmente il tutto accadrà sempre sotto costante controllo dei medici che attraverso l’ecografia si accerteranno di aver depositato gli embrioni in un terreno favorevole all’impianto. In realtà, non tutti gli embrioni viabili saranno impiantati nell’utero: alcuni, infatti, andranno criopreservati e conservati per essere usati per eventuali altri tentativi.

La legislazione italiana

(Foto: Web)
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In Italia è la cosiddetta Legge 40 a regolare il processo di fecondazione in vitro: si tratta di una legge varata dal nostro parlamento nel 2004.

Secondo tale legge, le coppie possono ricorrere alla fecondazione in vitro nel momento in cui sussiste uno stato di infertilità attestato dal medico curante. Tali coppie, però, devono essere coniugi o coppie di fatto, di sesso opposto, in età fertile e maggiorenni. Ciò significa che gli omosessuali, i single e le donne in età avanzata non possono essere sottoposti alla fecondazione assistita.

Altro fattore determinato dalla Legge 40 è che la coppia, nel momento in cui l’ovulo non sia ancora stato fecondato, può decidere di rinunciare alla fecondazione in vitro, mentre, nel momento in cui si procede con tale procedura, la legislazione stabilisce il divieto della fecondazione eterologa ovvero con ovuli e spermatozoi non provenienti dai partner della coppia. Inoltre, le legge italiana non permette la sperimentazione sugli embrioni, il congelamento degli stessi per la ricerca o la procreazione, la loro manipolazione e selezione così come vieta eventuali indagini precedenti all’impianto. In pratica, se la donna ha una anamnesi familiare costellata di anomalie genetiche non può sapere prima dell’impianto degli ovuli se il feto sarà sano o no, ma solo dopo che sia avvenuto il trasferimento degli embrioni. Se il feto dovesse risultare malato, potrà sottoporsi ad aborto terapeutico. La Legge 40 stabilisce anche che l’embrione venga riconosciuto quale parte giuridica a tutti gli effetti.

La legislazione in materia di fecondazione in vitro, però, dal 2004 a oggi è stata sottoposta a diverse modifiche: nel 2008 si rese possibile la fecondazione assistita anche agli uomini che soffrono di malattie trasmissibili come epatite e Hiv e venne abrogato il divieto dell’indagine pre-impianto. Nel 2009 è stato dichiarato incostituzionale l’obbligo all’impianto dei tre embrioni, numero che andrebbe deciso dal medico per salvaguardare maggiormente la salute della donna, inoltre venne permessa anche la crioconservazione. Proprio di quest’anno è l’ultima modifica effettuata alla legge per cui sarebbe permesso ricorrere a donatori di ovuli o di spermatozoi esterni alla coppia.