Qualche settimana fa hanno destato scalpore le parole della modella Bianca Balti, che ha dichiarato di aver congelato i propri ovociti per decidere autonomamente quando avere un figlio.

Bianca Balti ha congelato i suoi ovociti: "Ora ho l'indipendenza riproduttiva"

In realtà l’egg freezing è un percorso seguito da diverse donne, soprattutto alla luce del fatto che, per le motivazioni più disparate, si cerca una gravidanza sempre più tardi.

Facendo ad esempio un confronto con l’Europa, l’Italia è uno di quei Paesi dove le donne affrontano la gravidanza in età avanzata: nel 2018 l’età media era di 31,2 anni. Avere un figlio in tarda età può ovviamente comportare più problematiche, per questo congelare gli ovociti può rappresentare una giusta soluzione, come spiega la dottoressa Daniela Galliano, medico chirurgo in ginecologia, ostetricia e medicina della riproduzione, Direttrice della clinica IVI di Roma:

Nel nostro Paese, in cui l’età media delle donne alla nascita del primo figlio è la più alta in Europa, è in aumento il numero di donne over 40 che decidono di diventare madri, sia in Italia sia all’estero. Tutto questo conferma che le donne non hanno perso il desiderio di maternità ma, semplicemente, spesso sono ‘costrette’ a rimandarlo. La preservazione della fertilità è una sorta di rivoluzione sociale: le donne hanno la possibilità di compiere una scelta consapevole e informata per il loro futuro, hanno il potere di controllare il proprio tempo biologico e possono godere di autonomia riproduttiva perché attraverso queste tecniche è possibile prevenire una vera e propria patologia – come definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – che è l’infertilità.

Endometriosi, processi neoplastici, malattie autoimmuni o interventi chirurgici, sono diversi i fattori che possono incidere negativamente sulla fertilità di una donna. Per ovviare a queste problematiche, quindi, si può ricorrere alla preservazione della fertilità, che consiste in una serie di tecniche che consentono alle donne di decidere il momento più opportuno per avere un figlio.

La tecnica più comune per la preservazione della fertilità è quella chiamata vitrificazione degli ovociti, o egg freezing, che permette di congelare a -196° gli ovuli per utilizzarli in un secondo momento, quando la donna deciderà di avere una gravidanza.

Grazie a questa tecnica si mantengono intatte le proprietà fino al momento dello scongelamento, con tassi di sopravvivenza molto elevati, che si aggirano attorno al 95% per le pazienti con meno di 35 anni, una quota decisamente superiore rispetto alle tecniche di congelamento generalmente usate.

"Dovrei congelare i miei ovuli?", la risposta della scienza

Non esistono limiti di tempo per mantenere congelati i propri ovuli, e i gameti mantengono integra la qualità di cui disponevano quando sono stati preparati per la conservazione, pertanto la vitrificazione non influisce in maniera negativa sui tassi di successo del processo.

Per quanto riguarda l’iter da seguire, spiega ancora Galliano, occorre prima di tutto prenotare una visita con uno specialista in fertilità, che richiederà alcune analisi sulla cui base decidere il trattamento più adatto da seguire.

“In Italia è possibile accedere alle tecniche di preservazione della fertilità solo a seguito di una valutazione medica che riconosca un obiettivo rischio di infertilità. Una volta appurato ciò, il trattamento inizia con il ciclo mestruale, momento in cui si inizia la stimolazione
ovarica della paziente. La durata della stimolazione oscilla dai 10 ai 12 giorni e consiste nella somministrazione di iniezioni di ormoni che stimolano lo sviluppo di molteplici ovuli all’interno di ciascun ovario. Il ginecologo di fiducia realizza un esauriente monitoraggio attraverso una serie di ecografie e analisi del sangue.

Quando gli ovuli raggiungono numero e dimensioni desiderati, si somministra una dose di ormoni hCG in modo da indurre l’ovulazione e si programma il prelievo ovarico, che verrà realizzato 36 ore dopo. L’aspirazione degli ovuli si realizza in sala operatoria e con anestesia in modo che la paziente non provi alcun fastidio. Il procedimento di prelievo, che dura circa 15-20 minuti, consiste nell’accesso alle ovaie attraverso la cavità vaginale; da qui si aspirano gli ovuli, che vengono raccolti in cannule in modo da poterli trasferire in laboratorio di
fecondazione in vitro, dove verranno vitrificati“.

 

Articolo originale pubblicato il 22 Marzo 2022

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