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Perché il Pianto dei Bambini Non Deve Essere Ignorato

Il pianto nel neonato e nel bambino piccolo è un modo per esprimere emozioni e bisogni. Tuttavia certi genitori scelgono di ignorarlo, senza sapere quali grandi ripercussioni negative questo avrà nella crescita del figlio.
Fonte: web
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Essere genitori è una sfida che si affronta ogni giorno, un’avventura bellissima che non finisce mai, da quando i bambini sono in culla a quando i figli sono adolescenti e anche oltre.

Ci sono mille teorie, il più delle volte contrastanti, che parlano di quale sia il modo corretto per educare i bambini, che cosa vada fatto e cosa invece vada evitato.

Forse con tutte queste teorie si rischia di dimenticare che non c’è una lista di regole per essere genitori, ma che in fondo basta l’amore per i propri figli.

Certo, l’affetto nei confronti dei propri bambini non deve essere soffocante, ma è col cuore che bisogna prendersi cura di loro.

Questo è quello che pensa Jan Hunt, una psicologa specializzata nel rapporto tra genitori e figli, che è fautrice di un metodo educativo amorevole ed affettuoso.

A tal proposito, la dottoressa propone una guida sul perché non si debba ignorare il pianto di un bambino; vediamola insieme:

1. Il pianto è una comunicazione non verbale

Perché il Pianto dei Bambini Non Deve Essere Ignorato
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Il neonato o comunque il bambino molto piccolo non comunica con le parole, ma esprime comunque le proprie emozioni.

Per esempio un sorriso vuol dire felicità, mentre il pianto indica tristezza o rabbia.

È importante rispondere sia all’uno sia all’altro, perché altrimenti potrebbe passare il messaggio di poter essere amato e accudito solo quando sorride e quindi è felice, e di conseguenza il bambino quando cresce faticherà a sentirsi accettato.

2.  Imparare ad esprimere il pianto a parole

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Se il pianto, e quindi la tristezza e la rabbia, viene ignorato o punito, il bambino riceve il messaggio che queste emozioni non sono accettate e quindi non importa come siano espresse.

Questo porta il bambino in futuro a non esprimere tali emozioni con le parole.

Bisogna ricordarci che, in base all’età, il bambino riesce a comunicare solo nei modi che gli sono possibili.

3. Nascondere le “brutte” emozioni

Fonte: web
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Se il bambino è preso in considerazione solo quando vive emozioni positive, col tempo sarà portato a sopprimere le brutte emozioni, non mostrandole agli altri e non ammettendole davanti a se stesso.

Questo implica una comunicazione delle emozioni a metà, mentre il bambino deve poter comunicare tutto.

4. La rabbia non scompare

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Se il bambino non riesce ad esprimere la rabbia, questa si accumula nel tempo fino a quando lui non è più capace di contenerla.

Le reazioni possono anche essere aggressive, perché alla lunga la frustrazione dell’essere ignorati quando si prova a comunicare o dell’essere puniti quando si esprime un bisogno conduce alla ribellione, che può manifestarsi in forme più acute durante l’adolescenza.

5. Ogni emozione è legittima

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Accettare se stessi in tutto e per tutto, emozioni positive ed emozioni negative, è ciò che ci aiuta a instaurare relazioni con gli altri.

Se il bambino non è accettato dai genitori perché piange, rischia di non imparare a sua volta ad accettarsi e anche a comunicare questa accettazione verso l’esterno.

6. Introspezione

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A volte i genitori dovrebbero riflettere come si sentono loro quando provano rabbia o tristezza e il partner non presta loro attenzione.

Il bambino è sì piccolo, ma le sue emozioni hanno il diritto di essere ascoltate e capite come quelle di qualsiasi altra persona.

7. Compassione

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I bambini imparano tramite l’esempio, per cui se vedono che il pianto viene ignorato penseranno che questa sia la reazione più corretta verso chi piange.

In questo modo il bambino non recepisce la compassione, il fatto che ci sia qualcuno di più debole di lui e questo può sfociare anche in comportamenti violenti.

Anzi, può pensare che sia giusto non prendere in considerazione o fare del male a chi è indifeso.

8. Genitori futuri

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Il bambino con tutta probabilità nel suo futuro sarà a sua volta un genitore e se ha imparato sulla sua pelle ad ignorare il pianto di un neonato, farà così anche con i propri figli.

Questo è sempre dovuto al fatto che il bambino impara tramite l’esempio.

In ogni caso, i genitori sono due, e il partner può aiutare molto in questo senso.

9. Un suono naturale

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La natura (che la sa più lunga di noi) ha fatto in modo che tutti piangessimo, e in particolare il pianto del neonato è fatto apposta per disturbare i genitori, perché possano comprendere il suo bisogno e soddisfarlo.

Non ha quindi senso ignorarlo perché è un vero e proprio segnale di allarme.

10. Comportarsi meglio

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Per il bambino il fatto che il suo pianto venga ignorato non è un incentivo a comportarsi meglio.

Come noi, i bambini si sentono più collaborativi nei confronti di chi li tratta con amore, gentilezza e pazienza.

Anche qui i genitori devono pensare a come si sentirebbero ad essere ignorati.