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"Perché a 39 anni ho deciso di congelare i miei ovociti"

Il social freezing è una tecnica di fecondazione assistita che permette alle donne di congelare i loro ovociti. Ma perché lo fanno? La testimonianza di Cristina.
Fonte: web

A volte la vita porta a fare delle scelte importanti. Scelte che possono essere capite o criticate a ruota libera. Cristina è una 39enne che ha deciso di rivolgersi ad Alma Res, la prima clinica italiana fondata dal dottor Pasquale Bilotta nella quale è stata realizzata la prima fecondazione eterologa in Italia, per congelare i suoi ovociti. A riportare la sua testimonianza è Marie Claire.

Diventare mamma è una scelta di vita. Ci sono donne che sentono in cuor loro un profondo istinto materno, e ce ne sono altre, invece, che non si sentiranno mai abbastanza pronte. Diventare e fare la mamma è una scelta che non si può giudicare, così come non si può giudicare la scelta di non volerlo diventare. Dietro la vita di ogni donna ci sono ragioni che non si possono sapere, di conseguenza, a volte, è meglio tacere.

Perché Cristina ha deciso di congelare i suoi ovociti? Cristina vive da sempre una vita professionalmente molto frenetica. Lavora in un’azienda multinazionale ed è speso soggetta a grandi responsabilità che la portano a viaggiare tra Londra e Roma. Adesso, a quasi 40 anni, sente di avere un tenore di vita personale che non le consente, al momento, di avere un figlio.

Ecco perché ha deciso di rivolgersi al professor Bilotta per congelare i suoi ovociti attraverso il social freezing, una tecnica di “crioconservazione” che permette alle donne di conservare i loro ovociti nel caso in cui vogliano affrontare una gravidanza in età avanzata o sorgano problemi di infertilità. 

Non ho pianificato in maniera precisa quando e se utilizzare gli ovociti crio-conservati. Vivo il social freezing come una forma di assicurazione rispetto alla realizzazione di un futuro progetto di avere un bambino.

Cristina non ha scelto di non diventare madre ma solamente di “rimandare”. Le donne che si rivolgono a questa tecnica lo fanno per svariati motivi, che sia per problemi professionali, personali o, nei casi più gravi, anche di salute come l’insorgenza del tumore ovarico. Ma ci sono casi in cui, invece, preferiscono direttamente rinunciare.

Così, grazie al potere del web pronto a dare sempre informazioni in combinazione alla medicina moderna, Cristina si è data la possibilità di poter “fermare il processo della natura” per diventare madre quando ne sentirà il bisogno o ne avrà l’occasione:

In rete sono venuta a conoscenza di questa nuova possibilità e ho avuto modo di farmi un’idea piuttosto chiara della tecnica, dei vantaggi e delle implicazioni. Ho, quindi, maturato la scelta di intraprendere questo percorso, affidandomi al professor Bilotta e agli specialisti della sua clinica. Qui, ho trovato un contesto in grado di recepire le mie esigenze e affiancarmi in una scelta assolutamente consapevole e informata.

Cristina sposta poi l’attenzione sulla differenza di pensiero abbastanza evidente che, secondo lei, vige tra Italia e Inghilterra (anche se, la stessa ammette che le correnti di pensiero, sebbene diverse, portano a un giudizio comunque negativo sul social freezing).

La donna, che vive tra Italia e Inghilterra, ha dichiarato a Marie Claire di avere avvertito che il giudizio negativo rifletteva la scelta sbagliata nello scegliere qualsiasi atto di procreazione assistita (compreso il social freezing). Secondo la sua esperienza nel nostro Paese, concepire un bambino è inteso come un processo che deve rimanere totalmente naturale e non bisognerebbe “intromettersi”. In Inghilterra, invece, si parla di fallimento. In questo caso, la donna che non vuole o non riesce a concepire o ad avere un marito è, in un certo senso, una donna fallita.

Tuttavia, Cristina ha parlato ad amici e parenti della sua decisione senza troppi peli sulla lingua. Fortunatamente, quest’ultimi le hanno dimostrato sostegno e appoggio (ma prevalentemente le donne). Questo perché, secondo Cristina, gli uomini tendono a vedere il social freezing come un modo per diminuire la loro “voce in capitolo”. Ovvero, si sentono semplicemente uno strumento della donna quando incombe la volontà di quest’ultima di avere un figlio a tutti i costi senza curarsi dell’effettiva esigenza della coppia.