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Che cosa si intende quando si parla di placenta previa?

Forse in poche ne hanno sentito parlare, eppure la placenta previa è una situazione molto più comune di quanto si possa pensare. Difficile da scoprire sino a poco tempo prima del parto, può causare diversi problemi a mamma e bambino, a seconda di dove essa sia posizionata rispetto al collo dell'utero, ma non impedisce comunque, se affrontata con la giusta attenzione, di avere un parto tranquillo.
placenta previa
Fonte: Web

Durante una gravidanza, in condizioni normali la placenta si posiziona gradualmente nella parte superiore della cavità uterina, con il lembo inferiore situato a distanza di sicurezza a circa 3 centimetri dall’orifizio uterino interno (OUI), una sorta di “imbuto” che conduce al collo dell’utero. Ma può capitare che la placenta si posizioni invece nella parte bassa dell’utero, andando a coprire l’orifizio uterino in tutto o in parte.

Generalmente fino alla trentesima settimana si parlerà di inserzione placentare bassa, ma quando la placenta si trova, interamente o no, inserita appunto in corrispondenza del segmento inferiore dell’utero si ha una situazione di placenta previa; per differenziarle è quindi importante la posizione, alta o bassa, longitudinale: le sedi destra o sinistra anteriore o posteriore testimoniano solo la zona di impianto sull’utero, ma non hanno comunque nessuna influenza sulla fisiologia della gravidanza stessa.

La condizione patologica è piuttosto diffusa, tanto che si parla di una placenta previa ogni 100-200 gravidanze; ma il problema sta tutto nel fatto che la zona interessata è naturalmente importante, dato che si tratta di una parte che si dilata durante il parto, perciò la situazione potrebbe causare distacchi improvvisi della placentacausa di emorragie, potenzialmente di una estrema pericolosità sia per la mamma che per il bambino.

A manifestare maggiormente casi di placenta previa sono soprattutto le pluripare (all’80%), mentre le primipare tendono a soffrirne di meno. Ad anomalie di questo genere sono collegate, nel 30% dei casi circa, presentazioni di feti anormali, o malformazioni fetali (nel 5% della casistica).

Solitamente una donna scopre di avere la placenta previa grazie all’ecografia morfologica nel secondo trimestre ma, come abbiamo detto, è abbastanza difficile che si tratti effettivamente di quello e non, piuttosto, di placenta bassa che sale con l’aumentare delle dimensioni dell’utero, fino a non dare più problemi.

Le diverse posizioni della placenta previa

placenta previa marginale
Fonte: Web

La posizione della placenta rispetto all’orifizio interno del canale e al segmento inferiore dell’utero è molto importante per determinare la gravità della condizione, fino a capire se possa essere o meno possibile portare a termine gravidanza e parto.

placenta previa
Fonte: Web

Per questo si parla di:

  • Placenta previa marginale: in questo caso la placenta è posizionata all’interno del segmento inferiore dell’utero, ma non copre completamente l’orifizio uterino interno. Ci possono essere sporadici episodi di sanguinamento, dovuti a piccoli distacchi nella parte inferiore che, tuttavia, non sono per fortuna dannosi per mamma e bambino. Nonostante ciò, in caso di piccole emorragie è comunque consigliabile rivolgersi al proprio ginecologo. La placenta previa marginale non ha comunque controindicazioni rispetto al parto vaginale.
  • Placenta previa centrale: la placenta copre completamente l’orifizio uterino interno, e ciò può provocare sanguinamenti abbondanti, che richiedono non solo il consulto medico, ma eventualmente anche il ricovero, soprattutto nelle ultime settimane di gravidanza, quando la placenta, in corrispondenza dell’inizio dell’attività contrattile dell’utero, potrebbe iniziare a staccarsi. Il consiglio per le donne con placenta previa centrale è di condurre una vita a riposo, eliminando anche i rapporti sessuali; in ogni caso, quando la placenta è previa centrale, si ricorre sempre a un parto cesareo programmato, perché, in caso contrario, al momento di dilatazione del collo uterino, si determinerebbe un distacco della placenta, con conseguente sofferenza fetale.
  • Placenta previa laterale: è la forma meno grave di placenta previa, che si ha quando la maggior parte della placenta si trova in corrispondenza della parte superiore dell’utero, mentre il suo margine inferiore non raggiunge il contorno dell’orifizio interno del canale cervicale, quindi la sua inserzione sul segmento inferiore è parziale.

Sintomi e rischi della placenta previa

placenta previa sintomi
Fonte. Web

La placenta previa difficilmente dà sintomi durante i primi mesi di gravidanza, mentre a partire dalla fine del secondo trimestre e per tutto il terzo trimestre può manifestarsi con perdite abbondanti di sangue, spesso accompagnate da dolori.

È appunto durante il terzo trimestre che ha inizio la distensione del segmento inferiore, e la placenta, non essendo elastica, non è in grado di accompagnarlo in tale distensione, per cui i setti intervillosi che delimitano gli spazi intervillosi della placenta si lacerano, aprendo le lacune sanguigne utero-placentari. Dato che in queste confluiscono le arterie dall’utero, si manifesta una emorragia piuttosto copiosa, che può terminare spontaneamente con la formazione di coaguli proprio nei punti delle lacune aperte precedentemente; questo non fa comunque escludere che le emorragie abbiano nuovamente luogo.

Può capitare che l’emorragia non si manifesti nel corso della gravidanza, ma nel corso del parto: mentre le contrazioni uterine tendono a spostare verso l’alto e verso l’esterno il segmento inferiore, il sacco ovulare (e quindi anche la placenta) è sospinto verso il basso, perciò tratti di placenta si distaccano; tale distacco causa una perdita di sangue sempre più abbondante.  Se si tratta di piccole perdite non ci sono problemi per il feto, ma emorragie più consistenti, oltre ad essere pericolose per la gestante, possono talvolta portare ad anemia anche il bambino.

La situazione va, com’è naturale, tenuta attentamente sotto controllo, ricorrendo anche all’ospedalizzazione o ad eventuali trasfusioni, soprattutto se si è attorno alla trentesima settimana, allo scopo di raggiungere una maturità polmonare che in questa fase ancora è insufficiente. Grazie ai progressi della terapia, i rischi per la gravida sono considerevolmente diminuiti rispetto al passato, mentre per il feto, i pericoli sono maggiori, principalmente a causa della prematurità e dell’insufficiente apporto di ossigeno causato dal distacco della placenta.

A essere più predisposte alla placenta previa sono soprattutto le donne che già in passato hanno avuto un parto cesareo, che hanno subito interventi all’utero o hanno già manifestato la presenza di placenta previa; anche l’età è considerato un fattore di rischio, in particolare dopo i 35 anni, così come la dipendenza dal fumo o la gravidanza gemellare.