diredonna network
logo
Stai leggendo: Il senso materno non è innato ma nasce da una modifica nel cervello

Test di gravidanza: è attendibile dopo 32 giorni dal rapporto?

Giorni fertili: si può restare incinta anche durante il ciclo?

"Avrei voluto un figlio... Ma non lo voglio così", la storia di una nostra lettrice

Troppo criticate: la maggior parte delle mamme si sente in colpa

Fasciatoio: come creare un tenero angolo per il cambio del bambino

"Esiste uno schema svezzamento da seguire?"

"Può accadere di rilasciare feci durante il parto?"

I genitori hanno un figlio preferito anche se dicono di no

Neonati e animali: è pericolosa la convivenza?

Stomatite nel bambino: quali sono le cause e le cure?

Il senso materno non è innato ma nasce da una modifica nel cervello

Non tutte le donne hanno il senso materno perché non è qualcosa di innato: ecco cosa hanno scoperto degli scienziati spagnoli sul cervello delle donne prima e dopo una gravidanza.
Senso materno
Fonte: Pixabay

Prende il nome di senso materno quell’istinto che da sempre crediamo innato nelle donne, volto a proteggere, tutelare e difendere i propri figli dalle minacce esterne. Si tratta di qualcosa di molto evidente negli animali, ma anche gli esseri umani non ne sono esenti: per noi ricchi e occidentali, il senso materno è anche nel latte caldo col miele che viene portato ai propri bimbi quando sono ammalati, è nella cura che mettiamo nel far loro il bagnetto, è in quell’ansioso seguirli con lo sguardo mentre sono al mare o in piscina. Oggi però la scienza dice: il senso materno è qualcosa di tangibile e nasce da una modifica nel cervello della donna quando diventa mamma.

Sulle prime ognuna di noi potrebbe risentirsi, non a torto. Perché ogniqualvolta si affaccia una gravidanza nelle nostre vite ce ne sentiamo di dire di ogni – e non solo sulla tempesta di ormoni e affini, spesso sono commenti a sfondo sessista. Ma a questo punto dobbiamo dire stop ai risentimenti, perché non si stanno offendendo le nostre intelligenze, anzi: uno studio afferma che la materia grigia ridistribuisce il suo volume all’interno del cervello dopo la gravidanza. A essere ridimensionata è solo l’area deputata alle relazioni sociali. La memoria e le altre funzioni cognitive non vengono affatto interessate dal fenomeno: le mamme non hanno nulla di diverso dalle altre persone, se non il senso materno appunto.

Lo studio in questione è stato condotto dall’Università Autonoma di Barcellona e dall’Istituto Hospital del Mar di Ricerche Mediche, in collaborazione con la clinica IVI di Barcellona: il risultato è stato pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience. La ricerca ha coinvolto 25 donne incinte prima e dopo il parto e 19 tra i loro compagni, per una durata complessiva di poco meno cinque anni e mezzo. Nel gruppo di controllo c’erano invece 20 donne alla loro prima gravidanza con 17 tra i futuri padri. A questi soggetti femminili sono state effettuate delle risonanze magnetiche prima e dopo il parto.

Senso materno
Fonte: Pixabay

È stato trovato che in pratica il cervello si resetta su nuove priorità che prima neppure esistevano: il bene del bambino. Addirittura alcune aree del cervello si attivano guardando il proprio piccolo e questa situazione permane a due anni dal parto. Ci sono quindi dei veri e propri cambiamenti a lungo termine, che si suppone possano essere reiterati con una seconda gravidanza o in generale le altre successive.

«Questi cambiamenti – dice la coautrice dell’articolo Elseline Hoekzema, cui fa eco Erika Barba, l’altra coautrice – possono riflettere, almeno in parte, un meccanismo di potatura sinaptica, che si svolge anche nel corso dell’adolescenza, quando le sinapsi deboli vengono eliminate, dando spazio a reti neurali più efficienti e specializzate. […] Questi cambiamenti hanno a che fare con le aree del cervello associate con le funzioni necessarie ad affrontare le sfide della maternità.»

In altre parole, i cambiamenti morfologici del cervello avrebbero a che vedere con la protezione del nido, esattamente come avviene per gli animali. Deve essere in questo modo che le neomamme riescono a mettere da parte tutto, spesso anche le proprie esigenze primarie, come il sonno e il nutrimento, quando si approcciano al proprio bebè, che soprattutto nei primi mesi di vita presenta delle esigenze piuttosto spiccate che devono essere seguite attentamente e soddisfatte. Si tratta di esigenze semplici eppure molto immediate, come mangiare, dormire, essere puliti e qualche volta essere coccolati, sentire il nostro profumo – ma il modo in cui i bimbi formulano queste richieste cambiano da uno all’altro ed è in questo che il cervello della mamma interviene all’interno di una complicata comunicazione non verbale.

«I risultati – dice Oscar Villaroya, che insieme con Susanna Carmona ha diretto lo studio – indicano un processo adattativo correlato ai benefici di una migliore rilevazione dei bisogni del bambino, come rilevare lo stato emotivo del neonato. Inoltre essi forniscono indizi principali per quanto riguarda le basi neurali della maternità, come la salute mentale del periodo immediatamente precedente e immediatamente successivo al parto e il comportamento plastico del cervello in generale.»