Parto con epidurale: esiste davvero il parto "indolore"? Le cose da sapere

Solo il 20% delle donne italiane sceglie il parto con epidurale. Colpa di uno stigma culturale che ti considera mamma solo se partorisci naturalmente.

Il parto rappresenta un momento sempre molto particolare, eppure anche da questa situazione c’è chi riesce a trarre spunti polemici; è infatti dibattito vecchio quello sulla scelta di ricorrere o meno all’anestesia epidurale per lenire il dolore del parto.

Eppure, va da sé, optare per un parto del tutto naturale o con epidurale è una scelta assolutamente personale e come tale va interpretata. Certo per orientarsi meglio nella scelta può essere utile un approfondimento scientifico sui benefici e i rischi dell’epidurale, ed è esattamente quello che cercheremo di fare in questo articolo.

Parto con epidurale: le condizioni per il parto “indolore”

È l’ostetrica a fornire alla partoriente informazioni riguardanti l’epidurale, e dovrebbe farlo nel pieno rispetto delle scelte soggettive e senza cercare di “indirizzare” la decisione.

L’anestesia epidurale consiste nell’introduzione di un ago, all’altezza della regione lombare, attaccato a un tubo di plastica piuttosto sottile, in tutto simile a un piccolo catetere, attraverso cui vengono somministrate dosi di farmaci analgesici. I farmaci usati sono la bupivacaina, la cloroprocaina e la lidocaina, mentre tra gli analgesici spiccano fentanyl e sufentanil. Si aggiungono però anche epinefrina e clonidina, in grado di regolare la pressione sanguigna.

Il medico ginecologo Luciano Di Leo spiega a GravidanzaOnLine:

L’analgesia epidurale è la tecnica più sicura ed efficace per controllare il dolore del travaglio e del parto. Essa determina in pochi minuti la scomparsa del dolore, lasciando inalterate tutte le altre sensibilità compresa quelle delle contrazioni uterine che continuano ad essere percepite in modo non doloroso.

La partoriente è libera di muoversi e, a seconda della tecnica impiegata, anche di camminare. La forza muscolare non viene diminuita, per cui la partoriente mantiene in pieno la capacità  di eseguire gli sforzi espulsivi, ed il parto avviene con la piena partecipazione della futura mamma.

Si può procedere con l’epidurale per un travaglio ad alto o basso rischio, sapendo che questa procedura può allungarne i tempi, determinando anche un cambio di classificazione del rischio ostetrico.

Vale poi la pena sottolineare una differenza tra anestesia epidurale e spinale: con la prima si intende una tecnica di controllo farmacologico efficace in tutti gli stadi del parto e sicura per mamma e bambino, con bassissime concentrazioni di farmaci a livello “epidurale” della colonna vertebrale, ovvero la dura madre, lo strato più esterno di una delle meningi.

Così facendo si attua un blocco temporaneo delle fibre nervose, che mantiene inalterata la sensibilità tattile e l’attività motoria, diminuendo invece la sensazione di dolore. Con l’anestesia spinale si ha invece il blocco completo dell’attività nervosa sensitiva e motoria, e viene utilizza in caso di interventi chirurgici, come il parto cesareo. I farmaci, inoltre, vengono iniettati nello spazio più interno delle meningi, detto spazio subaracnoideo.

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Come si effettua un parto con anestesia epidurale?

L’epidurale viene eseguita in genere a travaglio ben avviato, quando si hanno contrazioni valide e regolari; la partoriente, seduta o sdraiata su un fianco e collegata a un monitor per il controllo dei parametri vitali, riceve la somministrazione del farmaco attraverso il tubo posizionato nell’area lombare.

Può inoltre essere ripetuta più volte durante il travaglio e il parto, e ha lo scopo non di abolire totalmente il dolore, ma di mantenere un buon controllo di esso, tanto che permette alla partoriente di avvertire le contrazioni uterine, di muoversi e di spingere per espellere il bambino.

In tempi più recenti anche negli ospedali italiani è però arrivata un’alternativa alla classica epidurale: il protossido d’azoto, un gas dotato di lieve effetto euforizzante, ansiolitico e analgesico, definito, in maniera molto semplice, “gas esilarante”, che in sala parto viene somministrato miscelato al 50% con ossigeno.

Rilasciando endorfine permette alla donna di avvertire meno il dolore. Si usa nel momento della dilatazione grazie a una mascherina collegata a una bombola, ed è la stessa partoriente a decidere quando inalarlo; ha però un effetto più fugace dell’epidurale classica, tanto che l’inalazione deve essere ripetuta dopo ogni contrazione e in ogni fase del travaglio.

Parto con epidurale: vantaggi e benefici

Il vantaggio principale dell’anestesia epidurale è ovviamente quello di poter tenere sotto controllo il proprio dolore, pur mantenendo completamente la mobilità. Scegliere l’epidurale, inoltre, non compromette affatto la possibilità di poter allattare al seno.

I rischi del parto con anestesia epidurale

Generalmente somministrare un analgesico – perché di questo si tratta – durante le fasi del parto non ha effetti negativi, ma ci sono casi in cui l’epidurale è comunque controindicata, ad esempio:

  • in caso di alterazioni della coagulazione che provocano sanguinamento (anche nel caso di terapie con farmaci anticoagulanti);
  • in caso di febbre alta;
  • in caso di sepsi;
  • in presenza di cardiopatie;
  • in presenza di alcune patologie neurologiche.

Anestesia epidurale: le esperienze

Molto spesso le reticenze verso l’anestesia epidurale sono soprattutto di carattere psicologico.

Alcune donne temono che partorire senza dolore equivalga a partorire in modo non naturale e senza alcuna sensazione – spiega ancora Di Leo – l’epidurale elimina soltanto la componente dolorosa della contrazione uterina, che continua ad essere percepita lasciando inalterata la sensibilità e lo stimolo a spingere. La forza espulsiva, rimanendo intatta, permette un parto naturale, non doloroso e meno faticoso.

Ancora su GravidanzaOnLine troviamo le testimonianze di alcune donne che hanno scelto l’epidurale.

Rosalin: “L’ho voluta nel momento in cui ho saputo di essere incinta”

Ho fatto l’epidurale dopo 15 ore di travaglio. Sapevo che sarebbe stata una cosa che avrei voluto nel momento in cui ho scoperto di essere incinta. Chi vorrebbe provare il peggior dolore della sua vita? Ho la scoliosi, così l’anestesista ha dovuto inserire l’ago in entrambi i lati della spina dorsale, a destra e a sinistra. Ed è stato orribile. Sono dovuta rimanere immobile per 15 minuti, con contrazioni ogni due minuti. Si dice che ci si dimentica tutto del parto una volta che si è avuto un bambino, ma non è vero. Io ricordo ogni dettaglio. Ho amato la mia epidurale e la preordinerei per il mio prossimo figlio se potessi.

Adriana: “Sembrava che le mie gambe non esistessero”

Ricordo che è stato spaventoso. L’anestesista è entrato per spiegarmi le questioni legali, gli effetti collaterali, e mi ha descritto la lunghezza dell’ago. Si è posizionato alle mie spalle e ha iniziato il conto alla rovescia. I miei pensieri correvano e ho sentito l’ago bucarmi la pelle e entrare in profondità. L’iniezione mi ha dato la sensazione di avere dei cubetti di ghiaccio che si scioglievano nella parte bassa della schiena. Dopo mi hanno dato un pulsante per regolare il dosaggio dell’epidurale, ma non l’ho usato. Le mie gambe erano già completamente paralizzate. L’epidurale era così forte che spingere con le gambe anestetizzate mi confondeva ed è stato difficile. Da un punto di vista fisico sembrava che le mie gambe non esistessero. Non sapevo nemmeno se stavo spingendo o facendo alcun progresso. Dovevo domandare alle infermiere e a mia sorella. Ho chiesto uno specchio o un video per poter vedere i miei progressi.

Lo stigma sulle donne che chiedono l’epidurale

Non stiamo esagerando: ancora oggi molte delle partorienti che chiedono di ricevere l’anestesia epidurale vengono guardate con “sospetto” persino dallo stesso personale medico.

È anche per questo, unitamente a una informazione lacunosa e al pensiero comune che il parto con epidurale sia meno “emozionale”, che solo il 20% delle partorienti chieda di farvi ricorso (dati riferiti al 2017).

In ordine metterei dapprima un substrato culturale che vede il dolore esclusivamente nella sua componente emozionale e non come campanello di allarme, soprattutto nella diversamente fisiologica che è la gravida, in cui se non contenuto o controllato può avere ripercussioni negative sul benessere materno-fetale – ha spiegato la dottoressa Maria Grazia Frigo, responsabile dell’Unità Operativa di Anestesia Ostetrica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Roma, motivando proprio la scarsa richiesta di epidurale – A seguire e correlata l’assoluta mancanza di conoscenze e competenze sulla metodica e sulla gestione dell’analgesia perimidollare e sull’impatto della stessa sul travaglio-parto. Le carenze organizzative di cui in precedenza trattavo, non sono che la conseguenza della scarsa valorizzazione che si dà alla nascita in sicurezza.

Non è raro trovarsi di fronte ostetriche che fanno affermazioni come “Le donne hanno sempre partorito naturalmente”, e se a questo aggiungiamo la già forte componente psicologica di cui abbiamo parlato ecco spiegato perché moltissime donne rinunciano a chiedere l’anestesia epidurale prima del proprio parto.

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In realtà, lo abbiamo specificato all’inizio, partorire senza medicalizzazione o con l’epidurale è una scelta intima e personale, che non può essere soggetta a pressioni psicologiche di nessun tipo o condizionamenti, come nel recente passato avveniva anche per l’episiotomia, ad esempio. E come dovrebbe avvenire, successivamente, per la scelta di allattare al seno o meno.

Purtroppo, anche questo rientra nel più ampio quadro di stigmatizzazione generale cui sono spesso sottoposte le donne, giudicate “meno” madri a seconda della scelta che decidono di prendere per per sé e per il proprio bambino.

Articolo originale pubblicato il 12 Marzo 2021

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