Avete mai avuto un aborto spontaneo? È qualcosa che arriva in modo assolutamente inaspettato. Proviamo a immaginarlo: siete alla sesta o settima settimana di gestazione, magari il giorno prima o il giorno stesso avete fatto una visita ginecologica di routine (magari proprio la primissima) e il medico vi ha detto che è tutto ok.

Verso sera, mentre finite di lavorare, scorgete delle perdite rosa e decidete di andare al pronto soccorso. Lì, appena dite quello che vi è accaduto, vi mettono su una sedia a rotelle e sentite le parole «minaccia d’aborto», che però non sono dure come quelle che potreste sentire successivamente, «aborto spontaneo» appunto.

Non capite. Il vostro piccolo era lì, stava giusto iniziando a crescere dentro di voi, e ora non c’è più. Riuscite solo a piangere piano, tutto è ovattato: le voci dei medici che sciorinano termini tecnici cercando di sembrare il più rispettosi e professionali possibile, il volto dei vostri cari, che invece non dicono una parola perché non sanno proprio che dire.

Ora provate a immaginare che questo accasa non una volta, ma più volte.

Molte donne si ritrovano infatti a vivere questa esperienza molto drammatica in maniera consecutiva. Non c’è nulla che possa lenire un dolore del genere, la frustrazione, il senso di colpa. Per una parte di noi può rendersi necessario chiedere aiuto a uno psicologo. Provare a capire dal punto di vista clinico è però importante, per tentare un percorso che impedisca di finire in un circolo vizioso. Questo circolo vizioso prende il nome di poliabortività.

Poliabortività, le cause

Poliabortività
Fonte: Pixabay

Secondo quanto riporta Blood and Milk, gli aborti spontanei avvengono nel 15-25% delle gravidanze, in particolare nel primo trimestre. La metà di questi avviene prima che la donna sappia ancora di essere incinta. La poliabortività, ossia la perdita ricorrente di due o più gravidanze consecutive interessa il 5% delle donne. Le cause possono essere diverse.

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Una delle cause più ricorrenti è l’età superiore ai 35 anni ed è legata alla qualità degli ovuli. Durante la pubertà, i nostri ovuli maturano tutte allo stesso momento e “scendono” un po’ per volta, per l’eventuale fecondazione, una volta al mese. Questo significa che, per esempio, se abbiamo avuto il menarca a 13 anni, l’uovo che ci ha “regalato” una gravidanza a 35 anni ha ben 22 anni. Le vecchiaia dei nostri ovuli è anche causa di anomalie cromosomiche.

La genetica è anche un’altra delle ragioni che può indurre la poliabortività. Noi o il nostro partner potremmo avere un numero anormale di cromosomi: questo non avrà un impatto su di noi, ma potrebbe influire sullo sviluppo della gravidanza, perché serie squilibrate di cromosomi aumentano il rischio di aborto spontaneo. Idem per lo squilibrio metabolico od ormonale, magari legato a malattie come il lupus o l’ipertiroidismo, ma anche il diabete.

Tra i disturbi che possono essere causa di poliabortività si possono annoverare le malattie legate alla coagulazione del sangue. Non bisogna tralasciare che anche le anomalie uterine possono giocare un grosso ruolo, così come la presenza di fibromi e polipi. E infine anche il sistema immunitario potrebbe “attaccare” l’embrione ritenendolo un corpo estraneo.

Poliabortività, i test da effettuare

Le donne che hanno perso due o più volte di seguito il loro bimbo, possono effettuare dei test come gli esami a ultrasuoni, l’isterosalpingogramma, l’ecografia salina oppure la risonanza magnetica. A volte questi esami mirano a cercare la causa della poliabortività e quindi possono interessare test sulla tiroide o relative agli ormoni e al diabete. Non mancheranno gli esami del sangue e uno screening genetico (da effettuarsi anche da parte del partner) e una valutazione delle qualità degli ovuli.

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Poliabortività, la prevenzione

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La prevenzione dell’aborto spontaneo passa attraverso corretti stili di vita: può essere importante mantenere uno stile di vita sano e quindi controllare il peso, evitare di fumare, limitare l’assunzione di alcol, ridurre la caffeina. Tutte azioni che in effetti sarebbe il caso di prendere in considerazione se si vuole restare incinte e tutelare la salute dell’essere che ci cresce dentro.

Poliabortività, le terapie

La nota positiva è che esistono delle terapie contro la poliabortività, che naturalmente dipendono dalla causa che l’ha provocata. In molti casi di minaccia d’aborto, il problema può essere ormonale, così con la prescrizione di uno o più cicli di ormoni in pillole (anche da effettuare in casa quindi), la situazione può risolversi senza grossi problemi. Va da sé che la difficoltà della soluzione cambia in base al problema. Per esempio, la presenza di un’anomalia uterina può richiedere l’intervento di un chirurgo, mentre se viene riscontrata un’anomalia genetica si deve affrontare un trattamento specifico per la fertilità (che viene indicata da un consulente medico e quindi può cambiare da coppia a coppia). A volte, accanto ai trattamenti per la fertilità, viene raccomandata la fecondazione in vitro, che consente di selezionare gli embrioni che siano cromosomicamente normali e quindi il rischio di aborto si ridurrebbe moltissimo.

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