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Fivet: le reali percentuali di successo e costi della fecondazione assistita

La Fivet è la tecnica di fecondazione assistita più utilizzata dalle coppie di aspiranti genitori per realizzare il proprio desiderio. Ma percentuali reali di successo e costi della procedura non vanno trascurati: ecco tutto quello che vale la pena sapere.
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Fonte: Web

Il mancato arrivo di un figlio può rappresentare davvero qualcosa di drammatico nella vita di una coppia, a cui oggi è fortunatamente possibile sopperire grazie a strade diverse, che spaziano dall’adozione alla fecondazione artificiale.

Fermo restando che ognuna è libera di intraprendere il percorso giudicato più opportuno per raggiungere l’obiettivo della maternità, alle donne viene concessa un’ampia libertà di scelta, in cui una delle più importanti opzioni a disposizione è la Fivet.

Quest’ultima, acronimo di Fertilizzazione in Vitro con Hembryo Tranfer, è la principale forma di procreazione assistita, ed è attuabile prendendo esclusivamente spermatozoi appartenenti al partner “legittimo” ed escludendo invece quelli esterni, nel caso della fecondazione omologa, o spermatozoi estranei alla coppia nel caso invece dell’eterologa.

La Fivet prevede appunto il prelievo di tali spermatozoi, i quali vengono impiantati in ovuli femminili al di fuori del corpo della donna (ecco perché viene chiamata “fecondazione in vitro“), sperando che almeno uno dei due embrioni sviluppatisi dall’unione attecchiscano dando così il via ad una gravidanza.

Erroneamente si tende a confondere spesso la Fivet con la ICSI, che in realtà rappresenta una forma complementare alla fecondazione assistita “classica”: la Intra Cytoplasmic Sperm Injection (questo il significato inglese dell’acronimo), infatti, consente un “risparmio” in termini di utilizzo degli spermatozoi impiegati, che sono solo uno per ogni ovocita, a differenza della Fivet, che ne prevede l’utilizzo di una cifra compresa tra i 50 e i 100 mila.

Le tappe antecedenti e quelle successive sono le medesime, cambia solo la tecnica di inseminazione, in cui all’interno del citoplasma di ogni ovocita viene iniettato, con la tecnica della microinserzione, uno spermatozoo.

Vediamo adesso nel dettaglio la procedura di Fivet.

Fivet: la procedura

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Fonte: Web

Non tutti gli aspiranti futuri genitori possono accedere alla Fivet e quindi avere la speranza della copertura di tutti i costi necessari alla sua realizzazione da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Esistono requisiti ben definiti affinché vengano individuate le coppie che possono essere inserite nella lista:

  • Devono essere certificati problemi di infertilità maschili o femminili; una delle cause maggiori di infertilità femminile è, ad esempio, l’endometriosi.
  • Devono essere certificati problemi nel concepimento pur se estranei a ragioni organiche (possono rientrare, ad esempio, nella sfera psicologica)
  • Devono essere certificati fallimenti nei tentativi precedenti di cercare una gravidanza, anche con tecniche meno invasive (ad esempio la stimolazione ovarica) che in una prima fase vengono sempre preferite alla Fivet.
  • Deve esserci l’indicazione del medico di base, come secondo direttiva dell’OMS, di “mancato concepimento dopo 12-24 mesi di rapporti mirati“.

Più complessa è la questione attinente l’età dell’aspirante madre che, se superiore ai 42-43 anni, non viene generalmente giudicata idonea per aderire al protocollo.

Per quanto riguarda la procedura, prima di tutto si avvia una stimolazione delle ovaie attraverso somministrazione di ormoni (follicolo-stimolante FSH e in alcuni casi, luteostimolante LH). Una volta che numero e dimensione dei follicoli sono giusti, si passa alla somministrazione di un altro ormone che imita LH e che produce naturalmente l’ovulazione, liberando quindi l’ovulo.

A quel punto, tramite puntura, vengono aspirati i follicoli per il prelievo degli ovuli (questo passaggio richiede un’anestesia generale). Gli ovuli prelevati vengono tenuti per alcune ore in un mezzo di coltura mentre si prepara lo sperma al fine di isolare gli spermatozoi mobili.

Se si pratica l’ICSI, come detto, l’ovulo viene “denudato” di tutte le cellule in superficie e gli viene iniettato all’interno uno spermatozoo. Nel caso della Fivet vera e propria, invece, gli spermatozoi vengono inseriti nel mezzo di coltura in cui si trovano gli ovuli e viene verificato, a distanza di 24 ore, quanti ne sono stati fecondati.

Nei due o tre giorni successivi gli ovuli fecondati, diventati veri e propri pre-embrioni, vengono trasferiti nell’utero grazie a un mini catetere; anche se legalmente si possono trasferire fino a 3 embrioni, generalmente ci si ferma a 2.

I pre-embrioni non trasferiti vengono invece conservati in azoto liquido (vetrificazione) e immagazzinati nella banca degli embrioni, pronti ad essere utilizzati in cicli successivi, se la gravidanza non dovesse andare a buon fine al primo tentativo.

Percentuali di successo della Fivet

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Fonte: Web

Nelle probabilità di successo della Fivet un fattore fondamentale che non può non essere considerato è l’età della madre: una donna sotto i 35 anni, infatti, ha percentuali positive di restare incinta tramite la fecondazione assistita che si aggirano attorno al 30%,  salendo fra i 35 e i 39 anni le possibilità scendono tra il 15 e il 20%, mentre dopo i 40 anni il margine positivo rimane appena del 5%.

I costi della Fivet

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Fonte: Web

Naturalmente se non si rientra nella lista delle coppie giudicate “adatte” per accedere al protocollo può provare a sottoporsi alla Fivet all’estero, nella consapevolezza di dover sostenere costi estremamente elevati. Se, invece, si hanno le carte in regola, si accede al programma in un Centro autorizzato PMA (Procreazione Medicalmente Assistita), che sono circa 300 in Italia, dove i costi saranno legati al ticket sanitario, qualora si resti nella propria regione di residenza, o più elevati se si passa in altra regione. Solitamente i costi “supplementari” dovuti al trasferimento di regione portano a spendere per il procedimento completo tra i 600 e i 1000 Euro, e c’è da dire che rimane una scelta assolutamente discrezionale da parte delle regioni far rientrare questi trattamenti nella spesa sanitaria regionale.

Nel Lazio, ad esempio, il costo per l’omologa rimane sotto i 1000 Euro, mentre in Piemonte dal 2009 l’omologa per donne under 43 e fino a tre tentativi costano 440 Euro. La Toscana, in controtendenza, offre il ricorso sia all’omologa che all’eterologa con il solo pagamento del ticket.

In generale, comunque, il costo oscilla tra i 2000 Euro per l’omologa ai 4000 di partenza (ma la cifra può salire fino a raggiungere i 10000) per l’eterologa.