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5 modi per proteggere i nostri figli dal grooming: l'adescamento di minori online

Lo scopo finale dell'adescatore online è l'incontro dal vivo, ma solo dopo aver plagiato la propria preda, spesso un minore. Ecco come capire se i nostri figli sono in pericolo e come porvi rimedio.

Dall’etologia, il termine inglese grooming (la cura delle superfici del corpo, proprio o di un altro animale) è stato associato all’adescamento di minorenni online, in quanto ricorda il lungo lavoro dell’adescatore di persuasione e “cura” dell’adolescente, il cui fine è di consumare un rapporto sessuale reale.

Il progetto di ricerca EU Kids Online ha analizzato l’utilizzo del web da parte dei minori e dei loro genitori indagando i rischi della rete. L’indagine è stata condotta in 25 paesi europei, su un campione di bambini e adolescenti di età compresa tra 9 e 16 anni, fruitori di internet e altrettanti genitori. I dati sono allarmanti: il 30% ha riferito di avere conosciuto persone estranee attraverso internet. Nel 4% dei casi in Italia, al contatto online è stato seguito un incontro offline, ma solo l’1% del totale del campione ha riferito di essersi sentito preoccupato per questi incontri.

Il profilo dell’adescatore online

L’adulto si avvicina al bambino o adolescente attraverso una vasta serie di tattiche di manipolazione psicologica (per esempio fingendosi un suo pari) allo scopo di guadagnarsi la sua totale fiducia, mantenendo sempre un atteggiamento di estrema pazienza e disponibilità nei suoi confronti. La preferenza per qualcuno di più giovane permette all’adescatore di mantenere sempre una posizione di dominanza, come un burattinaio che muove i fili del suo pupazzo. Un rapporto così gerarchico lo possiamo ritrovare solo in una relazione genitoriale o educativa, ma tra amici non dovrebbe esserci e questo potrebbe essere già un “campanello d’allarme” da tenere in considerazione.

Il groomer è povero affettivamente di quelle “competenze sociali” che permettono di intrecciali normali relazioni con gli altri. Non ha acquisito, durante la sua infanzia, gli strumenti adatti per una sessualità sana ed ecco che, nascondendosi dietro uno schermo, ha la possibilità di cercare quasi indisturbato le proprie “prede”. È per questo che il groomer tende a evitare le relazioni dirette e spende la maggior parte del suo tempo in chat.

Come l’adescatore contatta i bambini e ottiene la loro fiducia

Il groomer sa bene quali sono i punti deboli di ogni ragazzo perché ovviamente ha molta più esperienza di lui, data dalla differenza d’età. Non solo, il groomer si informa, si documenta attraverso i social network, fa domande specifiche, cerca tutto quello che potrebbe interessare alla vittima per poterla conquistare.

In una ricerca dell’università di Lancashire, la psicologa O’ Connell individua 6 fasi con cui l’adescatore prima crea un contatto con la vittima, per poi conquistarne la fiducia:

  1. La prima è quella che chiama di “selezione delle vittime e contatto iniziale“: l’adulto identifica la sua preda tra i profili corrispondenti alla sua fascia d’età preferita (di solito dai 12 ai 16 anni).
  2. La seconda è detta “creazione dell’amicizia“: inizia il suo “piano” con una banale conversazione sugli argomenti tipici della sua età: la scuola, gli amici, i primi amori, i voti a scuola.
  3. La terza fase è la “costruzione della relazione“: assume un ruolo d’onore rispetto agli altri suoi amici, facendogli credere che sia un relazione importante per entrambi.
  4. La quarta fase è quella della “valutazione del rischio“: il groomer valuta se potersi spingere oltre, senza incorrere in problemi giudiziari.
  5. La quinta fase è quella dell’esclusività: diventa il suo primo confidente portando la vittima all’isolamento.
  6. Ed infine l’ultima fase, la fase sessuale: il contatto offline al fine di consumare il suo rapporto sessuale.

Come accorgerci se i nostri figli sono vittime di grooming

Fonte: web

Come è evidente, non è affatto facile riconoscere una situazione di abuso minorile online, in quanto si tratta di “strategie” che agiscono in maniera subdola. È chiaro che una costante attenzione su ciò che il bambino visita online è fondamentale per arginare i rischi. Interessarsi a quali amici è solito contattare, stare con lui quando utilizza i social, sono tutti modi per non lasciarlo solo a “navigare” nel mare di internet. Esistono poi alcuni segnali di allarme che possiamo riconoscere nel comportamento di nostro figlio che possono aiutarci a capire se c’è qualcosa che non va:

  1. Si isola: riconoscendo nel groomer un reale (e unico) amico, potrebbe svalutare gli altri compagni, diminuendo i contatti in quanto troppo preso dal costante contatto con l’adulto adescatore;
  2. È arrabbiato con se stesso perché ha riconosciuto di essere in pericolo, ma non sa come reagire;
  3. È aggressivo con gli altri perché al momento è la modalità di relazione a lui più familiare;
  4. È insicuro di quello che fa;
  5. È triste: la vita reale non lo appaga più e ha paura di incontrare il suo “carnefice”.

Come proteggere i nostri figli dal grooming

Fonte: web

Come già detto, solo con una costante attenzione si può difendere il proprio bambino dagli abusi online, in specifico sono queste le “strategie” da attuare:

  1. Stabiliamo un rapporto più empatico con nostro figlio, ascoltiamo cosa ha da dire;
  2. Non facciamo subito domande specifiche: nostro figlio si vergognerà di quello che è successo, solo dopo che ha acquisito fiducia in noi, riuscirà a parlarci di quanto accaduto;
  3. Non giudichiamolo, aspettiamo i suoi tempi;
  4. Non lasciamolo troppo tempo solo: non significa controllarlo, ma cercare maggiori momenti di condivisione con lui,  cosicché non possa colmare le sue carenze affettive in altro modo;
  5. Avvisiamo le figure competenti (insegnanti, polizia postale e centri che possano garantire l’anonimato).

Il ragazzo si sentirà indifeso e allo sbando, non saprà a chi dirlo e in preda a sensazioni non identificabili. Sa che chi gli vuole bene molto probabilmente non capirà, soprattutto perché spesso si trova già legato al carnefice, alle volte arriva fino a credere che è l’unico che possa realmente stargli vicino. Senza rischiare di “soffocarlo” (causando quindi una reazione controproducente) cerchiamo invece di dimostrargli che dei propri genitori può avere la più totale fiducia e comprensione.