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Idrope fetale: cos'è e cosa comporta

L'idrope fetale è una patologia purtroppo non sempre riconducibile a cause certe, che spesso porta a una prognosi infausta. L'idrope fetale immune invece è causata dall'incompatibilità tra gruppo sanguigno della madre e del feto e, con idonei trattamenti, anche invasivi, in utero, può dare anche prognosi favorevole.

L’idrope fetale è una patologia a carico del feto che viene diagnosticata tramite ecografia quando le immagini ecografiche evidenziano un anomalo accumulo di liquidi in almeno due scomparti fetali. Esistono diversi tipi di idrope, con molteplici cause, non tutte accertate, ed esiti diversi.

Fortunatamente si tratta di una patologia piuttosto rara, stimata in un caso ogni 3000 gravidanze. Purtroppo, solitamente l’idrope è associata ad altre patologie, o malformazioni, che rendono ancora più complesso ed articolato il quadro clinico.

Sono molte le cavità in cui può accumularsi del liquido, e in base al numero di accumuli di liquido e alla loro posizione si effettuano le prime differenziazioni tra idrope, idrotorace (quando il liquido si accumula nella cavità che accoglie i polmoni), idropericardio (quando il liquido è invece nella cavità del cuore) e ascite (quando il liquido è nell’addome).

L’idrope fetale si può verificare a qualsiasi settimana di gestazione, ma poiché uno degli esami più accurati in gravidanza è l’ecografia morfologia, spesso è in questa occasione che viene effettuata la diagnosi.

Esiste un diverso tipo di idrope, detta idrope fetale immune, che si verifica quando il gruppo sanguigno della madre e quello del feto sono incompatibili. In rari casi, infatti, il sistema immunitario di una madre con RH negativo vede nel fattore RH negativo del feto un estraneo, e ne attacca i globuli rossi, causando una anemia che, a sua volta, può portare all’idrope. L’idrope fetale immune rappresenta il 10% circa di tutti i casi di questa patologia, percentuale che, prima della profilassi anti-D, era almeno doppia.

Idrope fetale: le cause

idrope fetale
fonte: pixabay

Come già anticipato, le cause possono essere molte e non sempre è facile identificarle. Soprattutto, non sempre la patologia che ha dato origine all’idrope può essere diagnosticata in utero.

Sarebbe importante approfondire le cause di ogni singolo episodio soprattutto nel caso in cui si voglia, in futuro, un’altra gravidanza, al fine di non incorrere in un nuovo caso di questa patologia. La possibilità che l’idrope fetale si ripeta in gravidanza successive è infatti, purtroppo, alta.

Tra le cause ci possono essere anomalie cromosomiche del feto, oppure malattie infettive che hanno colpito la madre, alcune sindromi genetiche, oppure malformazioni della zona in cui si evidenzia l’accumulo di liquidi.

In particolare, malattie cardiache, malattie epatiche, patologie gastrointestinali e del tratto gastro-urinario Anche le malattie metaboliche, alcune neoplasie e alcune malattie materne, tra le quali un diabete grave, possono dare insorgenza all’idrope.

Idrope fetale: sintomi

La gestante, nel caso di idrope fetale, non accusa nessun sintomo. Senza l’esame ecografico, che può evidenziare l’accumulo di liquidi nelle cavità corporee, e anche nel sottocute, è praticamente impossibile la diagnosi. Esistono alcuni sintomi invece legati all’idrope dopo la nascita, come la presenza di un edema importante.

Cosa fare e conseguenze

A seguito della prima diagnosi, sono molti gli esami a cui gestante e feto possono essere sottoposti. Sicuramente l’ecografia resta l’esame principe, sia per monitorare l’andamento dell’idrope che per aggiungere ulteriori informazioni al quadro clinico, ricercando ad esempio delle possibili malformazioni.

Le analisi del sangue alla futura madre invece possono far luce su eventuali infezioni virali, mentre la consulenza di un genetista può far maggior chiarezza sulla possibilità di trasmissione di malattie ereditarie. Purtroppo l’idrope fetale si associa spesso a morte in utero o subito dopo la nascita, in oltre l’80% dei casi.

Diverso invece il decorso dell’idrope fetale immune. Grazie all’evoluzione nello studio di questa patologia oggi, in centri altamente specializzati, è possibile eseguire dei trattamenti che includono la trasfusione in utero e hanno alzato al percentuale delle prognosi favorevoli.

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