"Quella volta che mi hanno fatto sentire una cattiva madre": le vostre storie

Vi siete mai sentite dare della "cattiva madre"? Ve lo abbiamo chiesto, e molte di voi hanno voluto raccontare la loro storia facendoci capire che gli stereotipi sulla maternità sono ancora tanti e ben resistenti.

Il nostro Paese ha ancora un problema con le donne che dicono chiaramente di non volere figli, le cosiddette childfree, ma lo ha anche con le madri, per svariate ragioni.

Perché non rinunciano al proprio lavoro o alla carriera per occuparsi a tempo pieno dei figli, magari, o semplicemente perché hanno il coraggio di ammettere che, per quanto splendida e appagante possa essere la maternità, non è sempre tutto rose e fiori.

Ci sono momenti di sconforto, di tristezza, persino momenti in cui le mamme si “pentono” di essere tali; esiste la depressione post partum, che non è un “capriccio” da donna incompresa che sente venir meno le attenzioni su di sé, ma una patologia seria che colpisce in maniera potente la salute mentale delle donne.

Eppure, per molte persone tutto ciò che non rientra nell’immaginario legato alla maternità, che si discosta da quella sacralità storicamente associata alla figura materna, è semplicemente da condannare sotto l’etichetta di “cattiva madre”.

Chi è una cattiva madre, secondo la nostra società? Abbiamo provato a saperlo da voi, chiedendovi di raccontarci le vostre esperienze sui nostri social.

Queste sono le risposte che chi di voi ha voluto rispondere ci ha dato, e che ci fanno capire quanti siano ancora i pregiudizi e i cliché legati al ruolo materno.

Sono una cattiva madre perché: le vostre storie

Sono arrivate molte risposte sotto i nostri post, a riprova del fatto che la colpa di non rispondere alle aspettative della società ricada sulle mamme molto più spesso di quanto si pensi. Questo è quello che ci avete scritto.

Perché ho deciso di separarmi

“Quando ho deciso, dolorosamente, di separarmi, facendolo anche per il bene di mio figlio… Ma il senso di colpa resta”.

“Quando ho deciso di separarmi… E io ho risposto, smetto di essere una moglie, non una mamma”.

“Perché dopo la separazione cercavo un altro uomo per continuare a fare famiglia”.

Perché non potevo più allattare

“Non riuscivo ad allattare mia figlia appena nata”.

“Non sono più riuscita ad allattare mio figlio dopo un mese e mezzo”.

“Quando non avevo latte subito dopo il parto e in ospedale mi negavano l’artificiale, dicendomi che ero io a sbagliare“.

“Me lo disse un’ostetrica quando, sfinita dopo 24 ore di travaglio indotto, ho chiesto un taglio cesareo”.

“Ho volontariamente smesso di allattare per recuperare il mio equilibrio psicofisico. Per tutti ero un’egoista che pensava solo a se stessa, per me ho fatto la cosa giusta per tutti e due… Inutile dire che non me ne sono mai pentita!”

“Quando non ho potuto allattare mia figlia perché non avevo latte quando ‘in realtà più tira e più produci latte, devi solo avere pazienza, ma si vede che non ti importa molto’. Oppure quando l’ho iscritta al nido a 2 anni per poter avere più tempo per me e cercarmi un secondo lavoro e fare stare mia figlia con i bambini ma ‘i figli non si fanno e poi si lasciano crescere dagli altri’. Un bambino non ha bisogno degli altri bambini, ha bisogno della sua mamma!’ inutile dire che è sempre facile giudicare gli altri, anche se spesso io non mi sento una buona mamma e per questo ho deciso di non avere altri figli.”

Perché lavoro

“Io sono alla mia prima gravidanza, sono attualmente al quarto mese. Dopo un inizio un po’ complicato che per fortuna si è risolto, la ginecologa mi dice che posso tornare a lavoro, che stare h24 a casa sul divano non mi aiuta. Premettendo che lavoro in ufficio, dopo aver portato il certificato della ginecologa a lavoro tutti mi dicono che sarò una cattiva madre perché non sono stata a casa”.

“Perché sono tornata dopo pochi mesi a lavoro e perché continuo a lavorare… A discapito della gestione della casa”.

“Quando lavoro e mio marito sta a casa con i bambini”.

“Che non ha senso andare a lavorare, per poi pagare altre persone per crescere i tuoi figli”.

“Quando ho deciso di lavorare e lasciare il bambino al nido… Miglior scelta non potevo fare… Ora faccio il lavoro che sognavo ed ho un figlio di 13 anni maturo e autonomo”.

Le mamme hanno una marcia in più sul lavoro (ma spesso non lo sanno)

Perché ho delle passioni

“Uscivo di casa perché mi impegnavo nel sociale e in progetti extra lavorativi. Quando studiavo per imparare sempre più e acquisire competenze”.

“Quando andavo alle 20 in palestra perché ‘a quell’ora le madri cenano con la loro famiglia’, marito che lavora su turni, in palestra andavo quando lui tornava da lavoro per occuparsi dei bambini piccoli”.

“Perché lavoro e studio per laurearmi…”.

Perché ho voluto un solo figlio

“Me lo dicono tuttora , solo perché ho scelto di avere un solo figlio che ha quasi 12 anni! Da sempre le chiedono ‘la vuoi una sorellina? E tanto bello avere una compagnia’”.

“Quando ho detto che mia figlia sarebbe stata l’unica figlia che avrei avuto!”

Perché ho chiesto aiuto

“Quando ho chiesto un cesareo perché pensavo che ci fossero dei problemi e mi è stato risposto di stare zitta e soffrire perché non toglievo un dente ma mettevo al modo mio figlio…”

“Quando ero ancora incinta e soffrivo come un cane per quello che poi si è rivelato essere un tumore alla spina dorsale (per fortuna Benigno), ero una cattiva madre perché volevo degli antidolorifici”.

“Mi hanno dato della ‘cattiva madre’ quando in ospedale non riuscivo ad alzarmi dal letto (post taglio cesareo) e non riuscivo ad allattare…”

“Quando ho chiesto una mano… Ero esausta con tre gemelli e un marito con un lavoro lontano da noi”.

“Quando ho chiesto all’infermiera di staccare mia figlia dal seno dopo che avevo partorito e me l’hanno lasciata lì per più di un’ora… Ero veramente provata e avevo male… Il commento è stato ‘Vieni da me che la mamma non ti vuole bene'”.

Perché non rispondevo alle aspettative delle altre persone

“Quando lasciavo i miei tre figli piccoli di cui due gemelli per stare un po’ con mio marito”.

“Se non mi alzavo alle 6 di mattina per preparare la cena per le bimbe per quando sarei rientrata dopo lavoro”.

“Quando ho deciso che avrei potuto ricominciare a vivere la mia vita, oltre che a fare la mamma. Quando ho avuto un nuovo partner. Ogni volta che mi prendo il mio weekend di libertà. Ogni qual volta non aderisco a quell’immagine di ‘madre angelo del focolare’ che vorrebbero appiccicarmi per forza perché ‘Una volta che fai figli devi lasciare stare tutto per loro, le madri bla bla le madri eccetera’. Ci portiamo ancora appiccicato addosso da secoli lo stigma di ‘santa o puttana’.”

“Quando sono rimasta incinta a 18 anni, troppo piccola, che ne sai? Quando uscivo e lavoravo incinta, quando ho fatto il cesareo d’urgenza, quando non allattavo, non sei una madre te ne freghi, quando me lo portavo a ballare, quando mi sono lasciata con il padre dopo poco, quando ho iniziato a lavorare, sempre in pratica”.

“Quando ho lasciato i due padri dei miei due bimbi perché la vita mi ha fatto incontrare due uomini di merda … Quando non ho accettato le botte e le violenze…”

“Quando per lavorare non presenziavo alle udienze scolastiche, perché ‘me ne fregavo’. Quando cercavo chi potesse stare con loro per non perdere il lavoro, perché ‘sceglievo di affidarli ad una estranea anziché guardarmeli io’.
Quando non riuscivo a dare tutto ciò che chiedevano, perché ‘non si mettono figli al mondo se non si possono mantenere’.
Quando non lavoravo e non trovavo lavoro perché ‘come li campi incoscente’.
Quando giocavo e ridevo con loro, perché ‘sei la madre o l’amica?’.
Quando li rimproveravo, perché ‘colpa mia che non gli ho saputo insegnare l’educazione’.
Siamo sempre ‘cattive madri’ per chi sente l’esigenza vitale di giudicare.”

 

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