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Riflesso di Moro, una reazione del neonato da non sottovalutare

Apertura delle braccia e allungamento delle gambe. Il neonato reagisce così, in maniera istintiva, dando vita al fenomeno del riflesso di Moro, descritto per la prima volta dal pediatra austriaco Ernst Moro. Tale "soprassalto" si verifica in caso di stimolazioni o movimenti bruschi.
riflesso di Moro
fonte: iStock

Una reazione istintiva che il neonato ha in determinati casi. Essa può costituire un campanello d’allarme per eventuali problematiche neurologiche se persiste sino al primo anno di vita del piccolo. Si tratta del riflesso di Moro.

Riflesso di Moro: cos’è?

Per riflesso di Moro si intende il riflesso primario di aprire le braccia e allungare le gambe, come se il piccolo volesse tenersi a qualcosa o aggrapparsi quando viene lasciato improvvisamente in posizione supina oppure risulta essere esposto a delle stimolazioni, come un suono brusco. Questo fenomeno prende il nome da Ernst Moro, il pediatra austriaco che nel 1918 si dedicò, per primo, alla sua descrizione accurata.

Il neonato, dopo l’apertura delle braccia e l’allungamento delle gambe, torna in una posizione raccolta e, alle volte, accompagna tale movimento con un pianto, in reazione a un sentimento di “pericolo”.

Infatti, come detto sopra, il bambino può reagire in questa maniera dopo essere stato esposto a determinati stimoli, quali sensazione di caldo o freddo sull’addome, rumore forte, soffio sul viso, e simili.

Riflesso di Moro: le cause

Il riflesso di Moro è una reazione istintiva, dunque rientra in quelle reazioni inconsapevoli e automatiche che caratterizzano i movimenti del piccolo nei primi mesi di vita. Tale reazione scatta non solo quando il neonato avverte un suono forte e inaspettato, ma anche quando viene posato e non percepisce la presenza di un appiglio o di un appoggio sicuro. E, ancora, quando subisce un cambiamento di posizione brusco e improvviso.

Il fenomeno in esame è legato all’insieme delle funzioni del labirinto e implica nel neonato un coinvolgimento della muscolatura scheletrica, con conseguente postura estensoria, nettamente opposta a quella più comune, ossia la postura flessoria.

Quando si verifica il riflesso di moro nel neonato

Osservando il comportamento di un neonato è facile individuare la forma in cui si manifesta il riflesso di Moro, ossia mediante un soprassalto, dato che il bambino apre le braccia, allargando sia mani che dita, e stende e allunga le gambe. La posizione in questione resta fissa per due secondi circa, per lasciare spazio ad altri movimenti: le mani si chiudono in pugni e le braccia si flettono. In alcuni casi il piccolo si sfoga in un pianto e torna nella posizione flessoria. La reazione legata al riflesso di Moro si genera soprattutto quando il bambino viene posato sul fasciatoio o all’interno della culla o della carrozzina in maniera brusca e improvvisa.

Quando inizia a manifestarsi questo fenomeno? Già nel grembo materno, considerato che il feto può essere assoggettato a una tale reazione attorno alla 28esima settimana gestazionale.

In alcuni casi il riflesso di Moro non si presenta. Cosa significa? L’assenza di questa reazione è anormale e può indicare, se risulta essere bilaterale, l’esistenza di una problematica legata al sistema nervoso centrale. Mentre, l’assenza unilaterale del riflesso di Moro può essere connessa alla presenza di lesioni ai nervi, di una frattura alla clavicola o, ancora, alla perdita della funzione muscolare di un solo lato del corpo del neonato. Tutte circostanze da analizzare con l’aiuto di un medico e il supporto di esami ad hoc.

Riflesso di moro persistente: conseguenze

Riflesso di moro
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Il riflesso di Moro può persistere sino ai cinque o sei mesi di vita del bambino. Ovviamente, questo dato è soggettivo, pertanto cambia da bambino a bambino, e la reazione legata al riflesso di Moro può prolungarsi di più nel tempo. Tuttavia, se essa non scompare entro i dodici mesi di vita del piccolo, è un elemento da non trascurare. Anzi, tale segnale potrebbe collegarsi a qualche problema di tipo neurologico, indice di successive difficoltà nel movimento, nella coordinazione degli arti, nel linguaggio, e così via. Dunque, è necessario consultare il medico facendo presente la persistenza del riflesso di Moro.

Quest’ultimo potrebbe persistere per svariate ragioni, da ricercare anche nel periodo della gravidanza, quali minacce di aborto, diabete gestazionale, situazioni di stress, infezioni, oppure eventi che hanno interessato il parto o il periodo immediatamente successivo, come la depressione post parto.

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