La scuola è, culturalmente, uno dei luoghi principali di socializzazione per i bambini, eppure non sono rare le difficoltà che questi ultimi incontrano nel loro percorso scolastico, come se questo non rispondesse alle loro esigenze specifiche.

Nel 2002 una scuola di Lucca ha sperimentato un nuovo progetto, chiamato Scuola Senza Zaino, chiaramente ispirato alla pedagogia montessoriana, che oggi è presente in più di 100 istituti sparsi in tutta la penisola.
Che cosa comprende questo ambizioso progetto? Anzitutto a rivedere gli spazi delle aule scolastiche, sostituendo la tradizionale cattedra e i banchi con vere e proprie aree di lavoro: l’area tavoli, l’area laboratori, l’area del lavoro individuale, e infine l’agorà, dove si svolgono gli incontri di gruppo, unico spazio in cui l’insegnante si pone frontalmente rispetto agli alunni. Nel progetto si cerca inoltre di sviluppare le specifiche peculiarità di ogni studente, responsabilizzandolo, facendolo magari lavorare in maniera del tutto autonoma, e permettendogli di coltivare il proprio personale talento. Cerchiamo di capire meglio nel dettaglio quali sono le linee guida del progetto, così come spiegato anche sul sito www.scuolasenzazaino.org.

Il progetto Scuola Senza Zaino e le linee guida

scuola senza zaino
Fonte: istock

1. Niente cattedra né banchi

Come anticipato, nel modello Senza Zaino non sono previsti né la cattedra, né i classici banchi monoposto disposti in fila. La classe è divisa in vere e proprie aree di lavoro, necessarie, come spiegato sul sito, per superare l’idea di spazio monòtopo, ovvero costituito, appunto, da una sola grande area di lavoro, che finisce con il far prevalere un’attività standardizzata. Sul sito ufficiale si legge:

Rinnovare la didattica significa ripensare gli spazi scolastici, sviluppando quattro dimensioni:

– il valore pedagogico dell’ambiente come soggetto che partecipa al progetto educativo

– la vivibilità, il senso estetico, il comfort

– la sicurezza, il benessere, la salute

– l’ecologia e il rispetto dell’ambiente.

Gli ambienti scolastici devono quindi seguire una sola parola d’ordine: ospitalità.

2. Responsabilizzazione dello scolaro

Altro grande obiettivo del progetto è insegnare allo studente la responsabilità e l’autonomia nello studio.

La responsabilità è connessa ad altri due aspetti importanti – si legge ancora sul sito – la scelta e le attività autentiche.

SZ parla di scelta nelle attività e delle attività.

Per la scelta nelle attività ci sono vari modi, tempi e spazi per svolgere un lavoro: un racconto può essere disegnato, riferito a parole o sintetizzato per scritto. I compiti possono stimolare intelligenze diverse e permettere l’impiego di canali di apprendimento simbolici, pratici e iconici.

Negli spazi, uno stesso compito può essere eseguito nell’area agorà, ai tavoli, al mini-laboratorio o al tavolo dell’insegnante.

Per i tempi di lavoro, si può scegliere cosa fare nella giornata, nella settimana, nei quindici giorni.

Quello che conta è lasciare agli allievi la possibilità di scegliere, facendo registrare il tutto su un’apposita card, con la regola che poi è necessario esplorare tutte le opportunità disponibili.

Una lezione tipo può quindi strutturarsi così: si sceglie un argomento su cui si vuole lavorare, dopodiché i bambini si spostano nell’area tavoli e possono scegliere tra quattro attività inerenti alla storia: fare il riassunto (prova scritta), rappresentare la storia con dei disegni (prova iconica), fare una scheda dei personaggi (prova di classificazione), raccontare la storia (prova orale). Fornire ai bambini l’opportunità di scegliere liberamente li responsabilizza e insegna loro il lavoro di squadra.

Naturalmente, nel corso dell’anno gli alunni dovranno fare tutte e quattro le prove, ma saranno loro a decidere quando affrontarle. La particolarità, inoltre è che, in caso di dubbi, lo scolaro consulta da solo il manuale scritto dall’insegnante che mostra come svolgere queste prove, chiedendo al docente solo in casi estremi.

3. Il materiale didattico: niente libri di testo

scuola senza zaino
Fonte: istock

In questo progetto si privilegiano strumenti didattici tattili e “giocosi” che possano stimolare la curiosità dei bambini, a scapito dei libri di testo, che non solo non sono graditi dagli alunni, ma spesso possono essere molto pesanti da portare nello zaino. Gli strumenti possono essere costruiti dagli scolari stessi (ad esempio si possono costruire veri e propri domino in legno per imparare verbi e frazioni), oppure si può fare ricorso alla tecnologia, con app pensate apposta per l’istruzione.

4. Niente voti, sì all’incoraggiamento personale

Proprio come nel metodo Montessori, ai voti espressi in numeri o lettere si preferisce puntare alla motivazione dello studente, e le sole votazioni espresse sono quelle della pagella.  Ad esempio, nel caso di un riassunto l’insegnante non lo giudica assegnandoli un voto, ma lo rilegge assieme allo studente discutendone anche assieme al resto della classe per sviluppare un confronto costruttivo e mai di critica o umiliazione dell’alunno.

5. Basta zaino pesante

Infine, il punto che ha dato il nome al progetto: in Scuola Senza Zaino si punta proprio a togliere lo zaino ai ragazzi, sostituendolo con cartelline leggere, uguali per tutti, che possono creare un senso di appartenenza e togliere possibili spunti sulle discriminazioni (avete mai sentito un ragazzino prendere in giro un compagno perché ha lo zaino vecchio o non “alla moda”?).

Scuola Senza Zaino: le esperienze

scuola senza zaino
Fonte: istock

Come detto, dopo l’esperimento pilota di Lucca oggi il progetto ha preso corpo in circa 100 scuole italiane, e queste sono alcune delle esperienze raccolte in proposito:

Emanuela, che ha terminato quest’anno la quinta elementare, ha vissuto l’esperienza della scuola con il tempo pieno in maniera straordinaria, e, nonostante le 40 ore settimanali, ha avuto la possibilità di spaziare notevolmente su diversi ambiti educativi – spiega Francesca, mamma di due bambine, di Noci, nella provincia barese – Il tempo ha giocato a favore della conoscenza. Hanno realizzato tantissime attività di studio e ludiche e non le è pesato assolutamente il fatto di approfondire, a casa, lezioni e compiti. La mensa poi è stata un’importante componente educativa per mia figlia, in quanto momento impostato sull’educazione alimentare e civica e ha contribuito positivamente alla sua crescita.
Veronica, partecipante al progetto Scuola Senza Zaino, ha imparato a leggere e scrivere e ha sviluppato la stessa attitudine a tutte le materie con la medesima voglia delle sorelle maggiori. Non credo che questo progetto sia motivo di cambiamento a livello delle conoscenze, ma, piuttosto, che migliori l’approccio e la modalità di insegnamento; ad oggi, però, consiglierei alle mamme di scegliere il progetto a tempo pieno, porterebbe sicuramente ulteriori vantaggi .

Sofia e Camilla hanno raccontato la loro esperienza su questo sito.

Tutte le mattine si va in agorà: è un angolo dove si entra senza scarpe ed è pieno di cuscini. Ma la cosa principale di questo angolo è che ogni giorno chi vuole parlare parla e racconta ai compagni come si sente o delle cose che farà o che ha già fatto.

Ogni classe ha quattro tavoli e in ogni tavolo ci sono sei o sette bambini, dipende da quanti bambini ci sono in una classe. Ma la cosa più bella è che c’è un’isola in mezzo con matite colorate, gomme, temperini pennarelli e astucci. Questo materiale resta a scuola. La cosa bella di questi tavoli è che si può lavorare in coppia e tutto il tavolo insieme e tutte le idee si mettono insieme ed esce un bellissimo lavoro.

Le tre parole del Senza zaino sono responsabilità, comunità e ospitalità.
Il programma della giornata è su una lavagna ad acqua dove ci sono scritte tutte le materie o attività che si faranno e viene letta la mattina in agorà.

Alessia, Margherita e Matilda dicono:

La nostra scuola è bella perché… Le maestre sono brave, i bagni sono puliti, ci sono le borsine blu al posto dello zaino. Tutto il materiale si lascia a scuola ed è tutto in condivisione. Il semaforo del bagno: quando un bambino deve andare in bagno non lo chiede alla maestra ma usa la chiave. Se è sul rosso non si può andare, se è verde si può. C’è un angolo morbido chiamato agorà dove la mattina si legge il programma e si parla a turno. Ognuno ha un cassettino privato e uno per i lavori. In quello privato ci metto i disegni e il diario, nell’altro ci metto i lavori.

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