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Baby blues: "Dovrebbe essere il momento più felice, ma non lo è"

Dopo il parto potreste avvertire una sensazione di malessere e tristezza diffusi, ma state tranquille: potrebbe trattarsi di baby blues, e non di depressione post partum, che è decisamente più grave. Ecco quali sono le differenze e perché non ci si deve allarmare per il baby blues, pur non sottovalutandolo.
baby blues
Fonte:web

A distanza di pochi giorni dal parto, la neo mamma potrebbe avvertire un fastidioso senso di tristezza, la sensazione di essere davvero giù di morale: tuttavia non sempre si deve pensare al peggio, ossia alla depressione post-partum, che esordisce generalmente tra la sesta e la dodicesima settimana di vita del neonato e può avere vari livelli di gravità. Questo diffuso senso di malessere potrebbe infatti essere attribuito al baby blues (o maternity blues), termine coniato dal pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, con cui si indica una condizione di disagio interiore della neo mamma, un lieve disturbo emozionale che però in genere non presenta conseguenze psicologiche a lungo termine ed è perciò transitorio.

Il baby blues (blues significa proprio malinconia in questa accezione) compare solitamente la prima settimana dopo il parto e può essere considerato una reazione negativa, caratterizzata da una sensazione di malinconia indefinibile, tristezza, irritabilità e inquietudine; raggiunge il picco 3-4 giorni dopo il parto, ma tende a svanire altrettanto velocemente nel giro di pochi giorni, e comunque, nella maggior parte dei casi, entro e non oltre i 10-15 giorni dal parto.

Cause del baby blues e supporto

Le cause possono essere diverse, ma sicuramente un ruolo di primaria importanza è giocato dall’improvvisa caduta dei livelli di ormoni – estrogeni e progesterone – che avviene dopo il parto, in concomitanza però anche con lo stress psico-fisico causato dal travaglio e dal parto, così come dalle implicazioni psicologiche dell’essere diventate madri, il trovarsi in una situazione completamente nuova, con un conseguente aumento delle responsabilità che può portare ad ansia e sensazione di inadeguatezza.

Naturalmente è importante dare un adeguato supporto alla mamma, alla quale il partner e i familiari dovrebbero far sentire tutta la loro vicinanza emotiva. Se già in ospedale viene riconosciuto il baby blues, potrebbe essere utile programmare un controllo a distanza di un mese, per valutare l’andamento dei sintomi e, se ancora presenti la situazione dopo il periodo in cui in realtà dovrebbero essere scomparsi, sarebbe opportuno valutare meglio proprio per capire se possa trattarsi di depressione post partum.

Infatti, come anticipato, il baby blues, proprio per via del carattere transitorio, è estremamente diverso dalla depressione post partum, che invece è un malessere molto più radicato e le cui conseguenze possono essere decisamente più devastanti.

Le differenze tra baby blues e depressione post partum

baby blues depressione post partum
Fonte: web

L’insorgenza del baby blues è prettamente fisiologica, poiché direttamente conseguente al drastico cambiamento ormonale nelle ore successive al parto e alla spossatezza fisica e mentale dovuta al travaglio e al parto, mentre nel caso della depressione la neomamma è colpita da uno stato di malessere profondo e invalidante, che si può manifestare con una sensazione di tristezza continua, ansia, paura, senso di inadeguatezza e colpa, di fallimento e inutilità, mancanza di entusiasmo, irrequietezza o perenne stanchezza, perdita dell’appetito e del sonno, preoccupazione ingiustificata ed eccessiva nei confronti del bambino o al contrario totale disinteresse verso il neonato.

Come il Ministero della Salute tende a sottolineare, la DPP rappresenta “un problema di salute pubblica di notevole importanza, se si considerano la sofferenza soggettiva della donna e dei suoi familiari, nonché le limitazioni e i costi diretti e indiretti dovuti alla compromissione del suo funzionamento personale, sociale e lavorativo“. Problema che colpisce, peraltro, dal 7 al 12% delle mamme nel nostro paese.

Alcune testimonianze sul baby blues

baby blues testimonianze
Fonte: web

Benché spesso le neo mamme provino vergogna nel confidare questo malessere agli altri,  sono invece proprio la chiusura e l’isolamento gli atteggiamenti più deleteri per il benessere psicofisico della donna. Anche perché il disturbo è decisamente comune, tanto che la percentuale di donne colpite va dal 50 all’80%, quindi più di una su due. Tra queste, una su cinque può sviluppare anche depressione post partum, per questo è di estrema importanza intervenire tempestivamente e parlarne. Ecco alcune delle loro testimonianze:

Io per avere un figlio ho fatto di tutto… e ora mi ritrovo con questa maledetta depressione addosso.
Ansia, soprattutto quando mi metto letto il pomeriggio non riesco a dormire e vorrei recuperare il sonno perso durante la notte… Tachicardia, attacchi di panico…
È veramente pesante…

Il periodo chiamato baby blues è generalmente un periodo di giorni e non mesi subito successivo al parto. Dovuto ad un forte sbalzo ormonale e magari associato al dolore post parto per punti, emorroidi e altro. Mettiamo la mancanza di sonno e la montata lattea: come non essere stanche, tristi e disorientate? Generalmente quei giorni di tristezza e lacrime facili sono del tutto comuni. Non ho sentito mamma che non ne abbia sofferto.

Anche l’attrice Gabriella Pession ha sofferto il baby blues subito dopo la nascita di Giulio, il suo primogenito:

Ho sofferto di baby blues – ha raccontato l’attrice – una condizione fisiologica che molte donne attraversano dopo il parto, ma di cui parlare è ancora tabù. Ti assale all’improvviso un senso di stanchezza, di inadeguatezza. Passavano giorni in cui piangevo senza motivo, giorni di tristezza in cui dicevo ‘non ce la faccio’ e neanche godevo appieno del mio legame con questa creatura. Ho allattato per due mesi e mezzo, ogni ora, mi sentivo agli arresti domiciliari! Ma devi abituarti a un cambiamento immenso. Io poi ho affrontato un parto cesareo. I medici dicono che, in questa condizione, la donna evita di secernere una serie di ormoni che invece aiutano nel parto naturale. E questo può indurre una lieve forma di depressione fisiologica.