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"Affogò il figlio per avversione", situazione familiare pericolosa

Le motivazioni nell'ordinanza d'arresto di Laura P. presunta omicida del figlioletto di 16 mesi, il 9 agosto scorso.

ORDINANZA. Nell’atto di arresto di Laura P. accusata di aver annegato il piccolo di 16 mesi in mare il 9 agosto scorso ad Orbetello, il gip parla non solo d’insofferenza ma anche di “avversione” per il figlio. Verso di lui, scrive il giudice, la donna “aveva maturato un sentimento di avversione che aveva allarmato i familiari e che avrebbe dovuto spingerli, in particolare il marito, ad attivarsi concretamente per sottrarlo alla madre che rappresentava per lui un pericolo”. Secondo il gip la donna sarebbe affetta da “grave psicosi” e afferma che unica certezza “è l’estrema pericolosità della situazione”.

EQUILIBRI FAMILIARI. Il gip mette in relazione il tentativo del marzo scorso, quando la donna tentò di affogare il piccolo nella vasca da bagno di casa e l’annegamento di agosto. Il giudice rimarca che la motivazione dei due episodi “è la stessa ed è stata riferita con chiarezza dalla pediatra e dallo psichiatra che ha avuto in cura la donna: sopprimere quel figlio che a causa della sua psicosi vedeva come causa della rottura dell’equilibrio familiare perfetto.”

Il gip Marco Mezzaluna, inoltre stabilisce che la necessità di arresto della donna in carcere o presso una struttura di cura, e conseguente “la gravità della situazione che si è venuta a creare anche per l’inerzia stratificata nel tempo dei familiari”. E ancora “anche tenuto conto dell’atteggiamento negligente e imprudente del marito Lorenzo Cassinis che, nonostante fosse pienamente al corrente della estrema gravità della situazione, non ha adottato alcuna misura idonea a proteggere il piccolo neppure dopo l’episodio del 13 marzo”. L’uomo è indagato per omicidio colposo in concorso. “Comportamento negligente tuttora persistente poichè è emerso che il marito continua a lasciare gli altri due figli da soli con la madre”. L’arresto si è quindi reso necessario “onde evitare il ripetersi di gesti come quelli che hanno portato alla morte di Federico”.

RISCHIO SUICIDIO. Il rischio per la donna è anche verso sé stessa. Infatti Laura P. è affetta da depressione post partum dall’agosto 2010. Prosegue il gip:  “Il fatto che la donna possa maturare propositi suicidari costituisce preciso indice della estrema gravità della situazione, in quanto spesso le persone affette da grave depressione commettono un omicidio-suicidio”.

La donna è stata curata dallo psichiatra Athanasios Koukopoulos.

Pare che proprio l’8 agosto scorso, il giorno prima della morte del piccolo, lo psichiatra abbia incontrato il marito della donna, il quale gli aveva comunicato la completa guarigione di lei, nonostante avesse sospeso di sua iniziativa una terapia farmacologica.